11 ottobre 2019

Biberon in età preistorica

Un team di scienziati dell’Università di Bristol ha scoperto le prime prove che anche nella Preistoria i bambini venivano nutriti con latte animale servendosi di strumenti paragonabili agli odierni biberon.

Già precedentemente era stata rilevata la presenza, in diversi siti europei a partire dal Neolitico (circa 5.000 anni fa) e con maggiore diffusione poi nelle epoche successive, nelle età del Bronzo e del Ferro, di un certo tipo di piccoli vasi per lo più in argilla, dalle forme particolari, forniti di un beccuccio, e talvolta decorati con figure di animali fantastici. Lo scopo di tali vasi era però finora poco chiaro, e a lungo si è pensato che potessero servire per alimentare i malati e gli infermi, nonostante le loro piccole dimensioni suggerissero destinatari infantili.

Per chiarire quali fossero davvero le loro funzioni, gli scienziati di Bristol hanno preso in esame in particolare tre esemplari di tali vasi, tutti ritrovati in alcuni sepolcri infantili in Baviera, di piccole dimensioni (circa 5-10 cm di diametro) e con un “becco” piuttosto stretto; attraverso una ricerca combinata di tipo chimico e isotopico sono stati identificati i residui di cibo ancora presenti all’interno e si è visto, con assoluta certezza, che si trattava di latte di bovini, ovini o caprini, tutti di tipo domestico.

Il tipo di alimento (il latte, appunto) e la presenza dei vasi nelle tombe appartenute a bambini ha fornito la conferma che proprio questi vasi fossero lo strumento necessario per lo svezzamento in età preistorica, che veniva effettuato facendo bere al bambino il latte di questi animali che sostituiva pian piano, magari insieme ad altri alimenti ulteriori, quello materno.

Questa ricerca, che combina approcci e tecniche innovative e tra loro differenti e fornisce molteplici informazioni sulla salute e sul percorso di crescita dei bambini nella preistoria, costituisce il primo studio scientifico in assoluto che ha applicato questo tipo di metodo diretto per l’identificazione degli alimenti e il suo metodo potrà dunque essere riutilizzato nel futuro anche per studiare periodi diversi da quello preistorico. Infatti, come sottolineato da una delle principali autrici, la dottoressa Julie Dunne della School of Chemistry dell’Università di Bristol, anche nell’antica Grecia o a Roma sono stati ritrovati reperti di questo tipo e il loro studio chimico potrebbe chiarirne l’utilizzo, magari identico a quello preistorico, stabilendo legami inaspettati anche tra la gestione della maternità in epoche diverse.

Questa ricerca è così riuscita ad aprire uno squarcio su pratiche culturali di maternità che, seppur molto distanti nel tempo, collegano le madri e i figli del passato con quelli di oggi, in un aspetto di vita quotidiana (lo svezzamento, appunto) minuto e consueto, ma insieme fondamentale per la sopravvivenza dei più piccoli.

 

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