17 febbraio 2014

Che farebbe Gesù? Chiediamolo al robot

Il Vangelo secondo Asimov. Il Southern Evangelical Seminary (convegno creazionista che si tiene a Matthews, North Carolina) quest’anno accoglierà l’intervento di un ospite – è il caso di dirlo – assolutamente eccezionale: si tratta del robot umanoide NAO (sviluppato dalla Aldebaran Robotics), che verrà ‘interrogato’ sui dilemmi etici posti dall’emergere delle nuove tecnologie. L’iniziativa – a detta del suo promotore, Kevin Staley – vuole spronare le comunità religiose a mettere voce in capitolo sulla futura evoluzione della scienza robotica, che – sempre secondo Staley – potrebbero erodere in qualche modo il valore che la teologia cristiana attribuisce al corpo umano: “Che Gesù abbia adottato una forma umana è estremamente significativo, in una prospettiva cristiana, per comprendere la natura olistica degli esseri umani, entità sia fisiche sia spirituali.” Staley intende porre a NAO una lista ben precisa di domande: “Che tipo di oneri o pressioni sociali sono destinati ad alleviare questi robot? Che problemi potrebbero sorgere? Quali sono i vantaggi di avere un robot come questo nella nostra comunità?”. Lo scopo è quello di trovare un modo di fronteggiare la maggiore preoccupazione che sembra sorgere nell’orizzonte religioso dei creazionisti: il profilarsi di uno scenario che – per molti aspetti – non differisce dalle distopie al centro di numerosi e celebri film di fantascienza,  un mondo dove i robot hanno preso il sopravvento e si sono sostituiti all’umanità. “Stiamo arrivando a un punto in cui i robot saranno giudicati, sotto molti aspetti, dei validi ‘sostituti’ degli uomini.” Un dilemma che Staley spinge fino alle più estreme conseguenze: “C’è la questione dei matrimoni con i robot. I robot si ritaglieranno presto uno spazio significativo nel mercato dell’intrattenimento sessuale.” Insomma, dopo l’omosessualità, il nuovo attacco alla ‘famiglia tradizionale’ potrebbe arrivare dalla robotica, ovvero dall’umanizzazione sfrenata di oggetti inanimati. Un processo inconscio a cui non sono riusciti a sottrarsi nemmeno gli organizzatori del Southern Evangelical Seminary, fa notare Kate Darling, esperta di robotica presso il MIT: i promotori del convegno hanno lanciato infatti una competizione per dare al robot un nuovo nome. “Ovviamente, anche loro hanno cominciato ad antropomorfizzarlo”, afferma Darling.


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