26 gennaio 2017

Dalla ricerca italiana la scoperta dell’enzima dell’ictus

800x600 Un recentissimo studio, durato 5 anni e pubblicato sulla rivista Atherosclerosis Thrombosis Vascular Biology, pone nuove basi scientifiche nei confronti dell’insorgenza dell’ictus.

Questo fenomeno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, consiste nell’occlusione improvvisa dell’arteria preposta alla conduzione del sangue al cervello, con una manifestazione di segni e sintomi che comportano un deficit totale o locale delle attività del cervello. Nel linguaggio medico è meglio definito come un danno cerebrale duraturo, di origine acuta, dovuto a malattie vascolari, che può causare anche una morte precoce.

Il team di ricercatori diretti dal dottor Francesco Violi nei laboratori del Policlinico Umberto I, afferente all’Università di Roma “La Sapienza”, attraverso questo studio ha rivelato l’esistenza di una connessione tra l’insorgenza dell’ictus e l’enzima Nox2.

Finora si era pensato che quest’ultimo avesse solo un’azione battericida, visto che si trovava tra i leuciti. Studi recenti lo hanno invece localizzato anche all’interno delle arterie, ipotizzando che il Nox2 possa avere un ruolo decisivo nel favorire l’aterosclerosi, ossia la formazione di una placca all’interno dei vasi, che comporta l’occlusione dell’arteria carotidea, vaso principale di afflusso sanguigno al cervello.

La ricerca è stata condotta prendendo in esame pazienti, come bambini affetti dalla malattia Granulomatosa cronica, i quali, presentando una carenza ereditaria dell’attività di questo enzima, hanno potuto far desumere una correlazione tra la diminuita attività enzimatica e un minore spessore della carotide rispetto ai bambini sani.

Inoltre sono state coinvolte nella ricerca anche le madri dei bimbi affetti da tale patologia, in quanto, hanno spiegato i ricercatori, i bambini hanno comunque uno spessore molto piccolo della carotide. Per questo motivo, per essere sicuri della correttezza dei loro dati, hanno dovuto concentrare la ricerca sulle mamme dei piccoli pazienti. I risultati dello studio hanno confermato che anche loro avevano uno spessore minore della carotide e che questo enzima facilita l’aterosclerosi carotidea, favorendo in tal modo l’insorgenza di ictus .

Questo studio può aprire la strada alla produzione di uno specifico farmaco che, inibendo la formazione del Nox2, possa diminuire il rischio dell’occlusione arteriosa . Il problema che a questo punto si pone ai ricercatori consiste nel valutare con precisione fino a quanto esso possa essere inibito senza procurare danni. Di certo non al 100%, perché è essenziale per difendere il nostro corpo dalle infezioni batteriche . Una risposta però può venire dalle madri dei bambini esaminati, le quali, pur avendo una quantità dimezzata di questo enzima rispetto a una persona sana, risultano comunque sane.

Il dottor Violi conclude asserendo che “possiamo già affermare che è possibile spingersi a inibire l’enzima almeno fino al 50%” ed essendo l’ictus, in Italia, la terza causa di morte dopo le neoplasie e le malattie cardiovascolari, il lavoro effettuato potrebbe dare la chiave per una grande diminuzione del numero delle morti precoci.

 


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