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28 giugno 2017

Differenziata anche nello spazio

In orbita attorno alla terra ci sono oltre 7000 oggetti della grandezza di almeno una palla da baseball; gli oggetti grandi come una pallina di vetro sono 35.000 e i frammenti minuti sono dell’ordine di 1 milione. Un vero e proprio “inquinamento spaziale”, che rappresenta un pericolo anche per i satelliti che vengono messi in orbita.

Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston in questi ultimi anni si è molto occupato di questo tema delicato, tanto che nei giorni scorsi ha presentato un radar laser speciale che potrà aiutare a raccogliere i materiali nello spazio, distinguendoli per materiale e tipologia, dando così vita a una vera e propria “raccolta differenziata” nello spazio. Anche l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha voluto dire la sua sull’argomento, annunciando speciali rimorchiatori magnetici, in grado di operare come dei camion della spazzatura, capaci di far arrivare fuori dall’orbita i satelliti dismessi.

Tutti i detriti vaganti nello spazio sono composti da satelliti ormai non utilizzati, razzi vettori e resti di oltre 100 satelliti rotti o esplosi nello spazio, pittura dei razzi e dei satelliti. Il pericolo più grande, se alcuni di questi oggetti entrassero in collisione tra loro, è quello di una cascata di esplosioni, che creerebbe una nuova massa di detriti che, a loro volta, potrebbero colpire nuovi oggetti in orbita.

Raddoppiati di numero nell’ultimo decennio, i detriti spaziali rappresentano un grosso pericolo per i progetti in corso sulle stazioni orbitali, come quello del sistema di difesa strategica, che basa la sua efficacia sull’esistenza di migliaia di sensori nello spazio; ma è un pericolo anche per i telescopi attualmente in uso. L’inquinamento spaziale è anche il responsabile di alcune curiose “scoperte” astronomiche poi rivelatesi false.

Tre sono le linee su cui i principali stakeholder si stanno muovendo: stabilire con la massima esattezza possibile l’entità del pericolo, difendere adeguatamente i veicoli spaziali dai rischi di collisioni e operare per evitare la formazione di nuovi detriti e corpi spaziali non utilizzati. Un’ulteriore azione è quella di sconsigliare nuove iniziative per l’invio di oggetti in orbita come quella dei cimiteri spaziali.

La NASA e il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti stanno già usando telescopi a terra e radar laser per tracciare gli spostamenti di oltre 17.000 detriti, in modo da evitare collisioni e pericoli.