30 ottobre 2017

Erica, il robot più “umano”

Erica ha 23 anni (anche se non vuole che le venga chiesta l’età) e vive a Kyoto. Ama molto ridere, guardare film d’animazione ed è attratta dagli uomini socievoli e brillanti. Vorrebbe andare in giro a vedere il mondo, a cominciare dal Sud-Est asiatico, ma al momento non può farlo. Purtroppo non può muovere le braccia e neanche le gambe, pur non avendo alcuna malattia fisica e mentale. Il motivo è molto semplice: Erica è un robot. “Il robot più umano del mondo”, sostengono i suoi creatori, Hiroshi Ishiguro e Dylan Glas. I due scienziati giapponesi, infatti, in collaborazione con le università di Osaka e Kyoto e con l’ATR (Advanced Telecommunications Research Institute International), hanno realizzato un androide semiautonomo di nome Erica, che attualmente è il robot intelligente più autonomo e, soprattutto, più “umano” in circolazione.

Il sogno è quello di renderlo in grado di muoversi autonomamente e di uscire dalla propria stanza come una persona vera. D’altronde, se non fosse per la risata forse un po’ troppo meccanica, Erica avrebbe il timbro di voce di una ragazza in carne e ossa. Per non parlare delle sue espressioni facciali e della straordinaria capacità di comprendere e di rispondere a qualsiasi domanda, di raccontare ciò che ha fatto e di esprimere i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Erica, con i suoi lunghi capelli castani e i suoi occhi a mandorla, è anche il robot più bello del mondo dal momento che, per progettarne il viso, il naso, gli occhi e gli altri tratti somatici, sono state mescolate le caratteristiche di trenta donne bellissime.

Il progetto di Hiroshi Ishiguro, già noto per aver creato in passato un androide a sua immagine e somiglianza (immancabile giacca nera compresa) chiamato Geminoid Hl-1, è stato ritenuto meritevole del finanziamento scientifico più costoso che il governo giapponese abbia mai concesso. Il Giappone, d’altronde, ha sempre dimostrato una notevole predisposizione alla sperimentazione di queste forme di tecnologia: la Mitsubishi utilizza abitualmente alcuni androidi nell’ambito dell’assistenza ai clienti, il robot casalingo Pepper è andato a ruba in tutto il Paese, mentre Kirobo è stato il primo robot a interloquire con un essere umano nello spazio. “In primo luogo dobbiamo accettare che i robot facciano parte della nostra società e quindi bisogna creare un mercato per loro”. Hiroshi Ishiguro ha le idee molto chiare e, grazie a Erica, è convinto di poter comprendere meglio anche il funzionamento della mente e della personalità degli esseri umani. Magari un giorno i robot entreranno in pianta stabile nella vita di tutti i giorni, non soltanto facendo compagnia agli anziani o svolgendo le faccende domestiche. Secondo le stime del Nomura Research Institute, infatti, entro il 2035 quasi la metà dei posti di lavoro in Giappone sarà occupata dai robot. 


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