16 gennaio 2013

Ghiaccio alieno?

di Francesca Petrera

Cinque giorni fa un team di scienziati russi è riuscito a prelevare un campione delle acque dal lago Vostok. Raccontata così (http://news.sciencemag.org/scienceinsider/2013/01/russian-team-retrieves-first-sam.html), sembrerebbe un’operazione di routine di campionamento, ma, invece, questo è il risultato di un progetto che è iniziato circa trent’anni fa. Il lago Vostok, infatti, si trova sotto la calotta di ghiaccio in Antartide a più di 3700 metri di profondità e il prelievo è un’operazione tutt’altro che semplice!

 

Nel febbraio 2012 (http://news.sciencemag.org/scienceinsider/2012/02/russians-drill-into-subglacial.html) gli scienziati erano giù riusciti a rompere la crosta che protegge il lago sepolto, ma solo in questi giorni sono riusciti a ottenere un campione delle acque incontaminate del lago. L’anno scorso si era infatti deciso di ripetere il prelievo nel dubbio che i campioni appartenessero al ghiacciaio che si trova sopra al lago. L’analisi del lago Vostok è di particolare importanza perché questo lago subglaciale è rimasto isolato per almeno 100 mila anni (ma si suppone che si tratti di milioni di anni) e gli esperti si aspettano di trovare organismi “estremi” che hanno vissuto e si sono evoluti nel più completo isolamento dall’ultima era glaciale. Una sorta di alieni, perché grazie a una combinazione di pressione, temperatura e isolamento, il lago rappresenta un ambiente completamente diverso da quello terrestre, tanto da essere stato paragonato alla superficie di Marte o alle lune ghiacciate come Encelado (http://www.treccani.it/enciclopedia/encelado/) o Europa (http://www.treccani.it/enciclopedia/europa_res-28635371-a833-11de-baff-0016357eee51/).

 

Certo, per installare la base artica non sono state necessarie sonde spaziali e navicelle, ma gli scienziati hanno dovuto lavorare in condizioni estreme, nel luogo che raggiunge le temperature più basse sulla Terra. Le attività di perforazione della crosta antartica sono iniziate 14 anni fa ma ogni anno, durante l’inverno artico le operazioni sono state interrotte e solo l’anno scorso è stato possibile raggiungere la superficie del lago. Al contrario di quanto si possa pensare, le acque di Vostok non sono completamente ghiacciate, grazie alle condizioni che si sono sviluppata a 4000 metri di profondità e alla cava di ghiaccio che lo sovrasta. Possiamo immaginare il lago Vostok come un immenso bacino che a un certo punto si è trovato completamente isolato dall’ambiente che lo circondava, un pianeta dentro un pianeta, che ha necessariamente intrapreso un percorso evolutivo differente. Le acque del lago sono oggi “incontaminate” e il principale problema del prelievo dei campioni di acqua consiste proprio nel tenere i due ambienti, il lago e l’atmosfera terrestre, il più separati possibile e evitare il contatto tra microorganismi differenti e sconosciuti.

 

Non resta che aspettare i risultati degli studi delle proprietà fisiche e chimiche del campione e della ricerca di segni di vita microbica nell’acqua per scrivere il prossimo capitolo della storia del “misterioso” lago glaciale.


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