3 maggio 2018

Giornalismo e robot

In alcune redazioni di importanti giornali e agenzie di stampa una buona parte del lavoro giornalistico è da qualche anno delegata ai robot. Notizie che riguardano risultati sportivi o elettorali o la finanza e il meteo, quelle cioè più ripetitive, che implicano uno scarso livello di creatività e soprattutto che richiedono la ‘mera’ elaborazione di sequenze di dati, vengono già prodotte in grande quantità da macchine. In tal modo s’intende liberare la professione dalle attività più noiose, lasciando così il tempo ai giornalisti di dedicarsi alle inchieste più interessanti, di approfondire i temi e gli eventi più delicati e comunque di occuparsi della interpretazione dei dati più che preoccuparsi della loro corretta elaborazione.

Robot sono utilizzati da tempo e con profitto dal Washington Post, dall’Associated Press, da Yahoo!, da Forbes, dal Los Angeles Times, che sono assai attivi in questa direzione: queste testate si servono di generatori di contenuti capaci di elaborare notizie in un inglese sufficientemente corretto a partire da informazioni immesse dagli umani, ma a una velocità maggiore e con superiore meticolosità. Nel corso di pochi anni – Wordsmith ed Heliograf, per esempio, i sistemi utilizzati tra gli altri dal Washington Post e dall’Associated Press, sono stati lanciati entrambi nel 2016 – il lavoro affidato a questi robot si è andato rapidamente incrementando, e già nel 2017 ha coperto nelle testate che se ne servono circa il 20% di tutta l’attività svolta tradizionalmente da giornalisti umani, aumentando quindi fortemente l’efficienza delle redazioni.

Da ultimo, una start up americana si è posta un obiettivo ancora più ambizioso, quello di creare, grazie a una più stretta collaborazione tra umani e robot, contenuti del tutto oggettivi e sui temi più vari, non solo quindi limitati alla ‘lettura’ di numeri: si tratta di Knowhere News, un’azienda californiana con sede a San Francisco e Londra, che di ciascuna notizia raccoglie e analizza attraverso l’intelligenza artificiale un migliaio di versioni e, in base alla gerarchia di affidabilità delle fonti preliminarmente stabilita, riesce a rielaborare l’informazione in modo il più possibile neutrale, ossia a creare un articolo da un punto di vista che si trova al ‘centro’ di tutte le diverse interpretazioni; il software è anche capace di riprodurre la stessa informazione in modo meno bilanciato, ossia in un’ottica più conservatrice o più progressista. I giornalisti intervengono dunque sostanzialmente nella fase iniziale – la selezione e la gerarchizzazione delle fonti – e in quella finale, con ulteriori controlli sulla imparzialità, nonché con revisioni di ordine linguistico e stilistico.

 

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