14 novembre 2014

Gli 007 inglesi contro la Silicon Valley

I social media sono ormai “reti di comando e controllo privilegiate dai terroristi”, ma le grandi società della Silicon Valley “rifiutano di vedere” la situazione e dovrebbero collaborare maggiormente con i servizi di sicurezza impegnati a sventare le minacce di terroristi e jihadisti: Robert Hannigan, neodirettore del Government Communications Headquarters (GCHQ), agenzia britannica per lo spionaggio elettronico, ha recentemente rilasciato al Financial Times un durissimo attacco ai colossi del web e alla loro reticenza nel condividere i dati personali degli utenti con servizi segreti e forze della polizia, preferendo piuttosto criptarli per tutelarne la privacy.

«A chi tra di noi si trova ad affrontare il deprimente comportamento di alcuni esseri umani su Internet, può sembrare che le società tecnologiche si rifiutino di vedere l’abuso che viene compiuto. La privacy non è un diritto assoluto», ha affermato il direttore del GCHQ, facendo direttamente riferimento (senza però mai nominarli) a servizi come Twitter, Facebook, WhatsApp – divenuti ultimamente strumenti di propaganda e intimidazione da parte dei militanti dell’Isis. Eppure la dichiarazione di Hannigan non ha mancato di sollevare sdegno e polemiche tra attivisti e difensori della privacy digitale. Del resto, già un anno fa lo scandalo Datagate – seguito alle rivelazioni dell’ex analista della Nsa, Edward Snowden – aveva evidenziato l’ambiguo ruolo giocato dal GCHQ nella realizzazione di una vasta rete segreta (e illegale) dedita allo spionaggio di massa. «Invece di condannare gli sforzi che le società compiono per proteggere la privacy dei loro utenti, forse Hannigan dovrebbe riflettere sui motivi per i quali il GCHQ è stato tanto criticato dopo lo scandalo Snowden», afferma Eric King, vicedirettore di Privacy International. Rincara la dose Eva Galperin della Electronic Frontier Foundation, organizzazione no-profit che si occupa di diritti civili e libertà di espressione online: «Se il GCHQ desidera collaborare con le società statunitensi, attraverso strumenti di sorveglianza legali e controllati, ha molti modi per farlo. I suoi poteri sono davvero immensi. Penso che chiederne altri sia davvero disonesto».


0