3 agosto 2018

I Neanderthal e il fuoco

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi, e dell’Università di Bordeaux, in Francia, ha recentemente pubblicato su Scientific Reports i risultati di uno studio compiuto su diciassette siti neanderthaliani sparsi tra la Francia occidentale e il Belgio e risalenti a circa 50.000 anni fa, che sembrerebbe rivelare che anche gli uomini di Neanderthal, come i Sapiens, sapevano accendere il fuoco.

Già alcuni mesi fa, durante i lavori di scavo di un complesso termale a Poggetti Vecchi, in provincia di Grosseto, erano stati rinvenuti resti che indicavano che i Neanderthal sapevano modellare le armi con il fuoco; ancora permanevano però dubbi su quale fosse la provenienza di tale fuoco: se da eventi naturali, come incendi o fulmini, oppure grazie a già acquisite abilità tecniche, che ne permettevano l’autonoma produzione.

Ma dall’analisi di numerosi strumenti in selce è emerso che molti di essi conservano tracce di pirite, la più comune pietra focaia, che i Neanderthal utilizzavano diffusamente anche per altri scopi, come la macellazione delle prede di caccia o il disossamento di carcasse animali. Cinquantanove di questi bifacciali in selce rinvenuti nei vari siti, modellati per ottenere un bordo affilato, recano infatti i segni, visibili al microscopio, di regolari percussioni con un altro minerale duro, che grazie a tecniche di archeologia sperimentale, replicando copie di questi strumenti, si è scoperto essere, appunto, pirite.

La ricerca sembrerebbe suggerire quindi che i gruppi di Neanderthal che abitavano queste regioni sapessero sfruttare le scintille prodotte dalla percussione tra la pirite e la selce anche per procurarsi il fuoco, riducendo in tal modo la loro dipendenza dai fenomeni naturali: un’ulteriore conferma del fatto che, ben diversamente da ciò che si pensava in passato, i Neanderthal non erano troppo tecnologicamente inferiori ai Sapiens.

 

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