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04 febbraio 2013

Il calamaro gigante in prima serata

di Eleonora Ferroni

Messe in onda e online per la prima volta il 27 gennaio (purtroppo, non visibili su Internet dall'Italia) le immagini del calamaro gigante ripreso nelle profondità dell'Oceano Pacifico dagli operatori di Discovery Channel hanno già fatto il giro del mondo. La creatura, il cui nome scientifico è Architeuthis Dux, è la prima della sua specie a essere stata ripresa dal vivo, dopo decenni di ricerche e diversi ritrovamenti di esemplari morti: nel luglio scorso un'equipe di ricercatori del Museo scientifico giapponese è riuscita a realizzare un filmato a bordo di un sottomarino, ma solo lunedì la tv nipponica Nhk e Discovery Channel hanno diffuso le rare e straordinarie immagini. Immagini che lasciano però irrisolte molte domande su questo mitico e misterioso animale. Gli scienziati giapponesi sono dovuti scendere fino a 600 metri di profondità, a 15 chilometri dall'Isola di Chichi nelle acque del Mare del Giappone, per seguirla fino a 900 metri, quando la creatura si è inabissata. Hanno stimato che fosse lunga circa 3 metri, senza considerare i tentacoli con i quali arrivava probabilmente a 8 metri. Secondo Edith Widder, biologa marina e presidente dell'Ocean Research and Conservation Association, esisterebbero anche esemplari più grandi, le cui dimensioni potrebbero arrivare anche a 16 metri di lunghezza. Tsunemi Kubodera, del Museo giapponese, ha spiegato che al calamaro protagonista delle riprese, dai colori oro e argento, mancavano i due principali tentacoli. Leslie Schwerin, regista e produttore di Monster Squid: The Giant Is Real, il documentario di Discovery Channel, prova a dare una spiegazione: «Potrebbe averli persi in una lotta con un capodoglio (il suo nemico giurato, ndr), oppure, dopo essere stato agganciato da una rete di un pescatore, potrebbe averli sacrificati come meccanismo di autodifesa. Alcuni calamari giganti, però, sono in grado di rigenerare i propri tentacoli». Il calamaro gigante ha un becco molto tagliente «che si suppone sia davvero forte», ha detto ancora Leslie Schwerin. Questo becco, simile a quello di un pappagallo, è incredibilmente duro e resistente alle fratture e alla flessione: il calamaro se ne serve probabilmente per smembrare e paralizzare la sua preda, anche se nessuno ha mai visto un calamaro gigante in azione. La spedizione ha avvistato l'Architeuthissei volte grazie a delle esche luminose simili alla luminescenza delle meduse, prede dei calamari giganti. «Il calamaro gigante ha gli occhi più grandi di qualsiasi animale del pianeta», circa 25-30 centimetri. «L'attività di caccia si basa soprattutto sul suo senso visivo e abbiamo approfittando di questo utilizzando un richiamo ottico», ha detto Widder. Per secoli l'essere umano ha cercato di dare una spiegazione al mistero dei mostri marini. Fin'ora nessuno aveva mai visto un calamaro gigante nel suo habitat naturale: esemplari morti sono stati trovati occasionalmente su alcune spiagge e, raramente, ci sono stati avvistamenti a pelo d'acqua. I primi a descrivere, o quantomeno a immaginare, questa creatura furono i Greci e i Latini, e fra gli altri Plinio il Vecchio, che la descrisse, nel I secolo a.C. nel suo Storia della Natura, come un mostro di oltre 300 chili dalla “testa grande come una botte”. Ai ricercatori che inseguono l'Architeutis restano però ancora molte domande: che abitudini ha l'animale? Resta sempre a grandi profondità o risale verso la superficie la notte come fanno molti altri grandi calamari? Vive in branchi o è un solitario? Come fa a resistere alla mancanza di ossigeno delle acque profonde? Domande che richiederanno altri appostamenti e, si spera, altre immagini di questo straordinaio animale.


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