20 febbraio 2019

Il declino precipitoso degli Insetti

Un nuovo studio, pubblicato su Biological Conservation e basato sulla revisione di 73 report storici riguardanti il declino degli Insetti, svolti per lo più in America ed Europa, rivela la drammatica rapidità con cui un gran numero di specie sta scomparendo: se si manterrà l’attuale tasso di perdita del 2,5% all’anno, nei prossimi decenni il 40% di esse potrebbe estinguersi. Il loro ritmo di estinzione è infatti otto volte superiore a quello di Mammiferi, Uccelli e Rettili. Ma il loro ruolo è fondamentale: costituiscono il “cuore” della catena alimentare e sono essenziali per il corretto funzionamento di tutti gli ecosistemi, in quanto cibo per altre creature, impollinatori e riciclatori di nutrienti. La loro perdita avrà il maggiore impatto su Uccelli, Rettili, Anfibi e Pesci. Tale declino sembra essere iniziato all’alba del XX secolo, accelerando negli anni Cinquanta e Sessanta e raggiungendo l’apice negli ultimi due decenni.

Negli ecosistemi terrestri, i Lepidotteri (falene e farfalle), gli Imenotteri (per esempio api e vespe) e gli scarabei stercorari (Coleoptera) sembrano essere i taxa più colpiti; per citare solo alcuni casi tra quelli riportati dall’indagine, nei terreni coltivati d’Inghilterra il numero di specie di farfalle è diminuito tra il 2000 e il 2009 del 58%, e negli Stati Uniti il numero di colonie di api è sceso da 6 milioni nel 1947 agli attuali 2,5 milioni.

Negli ecosistemi acquatici, invece, Odonati (libellule), Plecotteri, Tricotteri ed Efemerotteri hanno già perso una parte considerevole delle specie. Alcune di tali specie sono sostituite da un piccolo numero di altre, più adattabili e resistenti, che stanno occupando le nicchie vacanti lasciate dalle prime, ma non in misura sufficiente. La perdita di biodiversità è comunque enorme.

I principali fattori di declino delle specie sembrano essere in ordine di importanza: 1) la perdita dell’habitat e la conversione all’agricoltura intensiva e all’urbanizzazione; 2) l’inquinamento, principalmente da pesticidi e fertilizzanti sintetici; 3) i fattori biologici, inclusi agenti patogeni e nuove specie introdotte; 4) il cambiamento climatico. Quest’ultimo fattore è particolarmente importante nelle regioni tropicali, ma interessa solo una minoranza di specie nei climi più freddi e nelle aree montane delle zone temperate.

Un ripensamento delle attuali pratiche agricole, dicono i ricercatori, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche, è assolutamente necessario per cercare di rallentare o invertire le attuali tendenze, consentire il recupero delle popolazioni di Insetti a rischio e per salvaguardare i servizi vitali da essi forniti all’ecosistema. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica per pulire le acque inquinate in ambienti sia agricoli sia urbani.

 

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