10 gennaio 2019

Il dinosauro finito in mare a Varese

Uno studio pubblicato sulla rivista Peerj di tre paleontologi italiani (Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco del Museo di Storia naturale di Milano, e Andrea Cau del Museo geologico G. Capellini di Bologna) ha illustrato la vicenda della ricomposizione del fossile del più grande ceratosauro (appartenente cioè alla famiglia dei dinosauri carnivori primitivi) dell’intero periodo del Giurassico, rinvenuto casualmente nel 1996 da Angelo Zanella in una cava vicino a Saltrio, in provincia di Varese, e per questo denominato ufficialmente  Saltriovenator zanellai.

Il processo ha richiesto vent’anni perché le ossa erano incomplete, frantumate, e persino rosicchiate da animali marini: i ritrovamenti di fossili terrestri del Mesozoico in Italia è relativamente raro perché l’area era all’epoca perlopiù sommersa, ma esistevano zone emerse, circondate da acque dai fondali scarsamente profondi, sufficientemente estese da permettere lo sviluppo di predatori di considerevoli dimensioni, a cui però evidentemente poteva capitare, come è accaduto all’esemplare di Saltrio, di andare alla fine a ingrassare i pesci.

Varie parti mancanti dello scheletro sono state rielaborate con la stampa 3D, replicando per simmetria assiale le parti rinvenute integre.

L’importanza della ricerca per gli studi di paleontologia concerne specialmente tre aspetti: l’età dell’esemplare, le sue dimensioni complessive e il numero delle dita dei suoi arti superiori.

Sotto il primo profilo, l’esemplare di Saltrio dimostra che i ceratosauri esistevano, come suggeriva il pertinente albero evolutivo, già quasi 200 milioni di anni fa, benché finora non si fossero ritrovati esemplari risalenti a prima di 150 milioni di anni fa.

Per quanto riguarda le sue dimensioni (l’esemplare conta 7,5 metri di lunghezza e una tonnellata di peso, benché non avesse neppure raggiunto l’età adulta), rivela che i ceratosauri potevano già allora raggiungere dimensioni che sarebbero state superate dai successivi dinosauri predatori (come il celebre T. Rex o il Velociraptor del film Jurassic Park) soltanto molti milioni di anni dopo.

Infine, Saltriovenator risulta aver avuto ancora 4 dita, e non 3 come i successivi allosauri, dai quali si ipotizza che si siano evoluti i moderni uccelli.

 

Crediti immagine: Danny Cicchetti. Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International, attraverso Wikimedia Commons

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