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12 gennaio 2018

Il surriscaldamento globale risveglia i vulcani?

Innalzamento del livello dei mari a causa dello scioglimento dei ghiacci, fenomeni meteorologici estremi, ondate di calore e siccità, alluvioni, scarsità di risorse idriche: sono queste le principali conseguenze dei cambiamenti climatici tenuti sotto osservazione dalla comunità scientifica per l’impatto che possono avere sulla salute, la società, l’economia, la biodiversità. Ma è possibile che si debba aggiungere alla lista anche un aumento dell’attività vulcanica nelle aree del mondo in cui attualmente convivono vulcani e ghiacciai, come l’estremità meridionale del Sudamerica, la zona nord-occidentale degli Stati Uniti o l’Antartide.

È quanto suggerisce uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Leeds in Gran Bretagna e pubblicato su Geology, che ricostruendo l’attività vulcanica verificatasi in Islanda tra 5.500 e 4.500 anni fa, e mettendola in relazione con l’andamento delle temperature, hanno individuato un nesso interessante. Attraverso l’analisi delle ceneri vulcaniche depositatesi nelle torbiere e nei sedimenti dei laghi si è potuto verificare che nel periodo preso in considerazione – immediatamente successivo a una forte diminuzione della temperatura con conseguente crescita dei ghiacciai – si è registrata una significativa riduzione dell’attività vulcanica: tra l’abbassamento della temperatura e l’inizio della diminuzione dell’attività vulcanica è stato riscontrato uno ‘sfasamento’ di circa 600 anni, mentre l’intervallo di tempo intercorso tra il successivo innalzamento della temperatura e la ripresa dell’attività vulcanica risulterebbe minore.

Non è ancora del tutto chiaro il meccanismo in base al quale l’espansione dei ghiacciai riesca a inibire l’attività vulcanica, anche se è probabilmente da mettere in relazione con la pressione esercitata dai ghiacciai sulla superficie terrestre, che può influire sul flusso e sulla quantità di magma che la crosta può effettivamente contenere. Ma i risultati della ricerca lasciano legittimamente supporre che anche il recente surriscaldamento del pianeta potrà avere conseguenze significative rispetto all’attività vulcanica e alle emissioni a essa legate, e perciò preoccupanti per l’ambiente, la salute e i trasporti; e lo ‘sfasamento’ tra l’aumento della temperatura e quello delle eruzioni potrebbe essere molto più breve di quanto ci piacerebbe pensare. Un ulteriore monito a non sottovalutare l’impatto a lungo termine, e non ancora esattamente quantificabile, dei fenomeni che stiamo vivendo.