12 luglio 2019

In Italia fa sempre più caldo: il rapporto ISPRA 2018

Il 2018 in Italia è stato il quarto anno più caldo dopo il 2016, il 2015 e il 2017 segnando nuovi record di temperatura media annuale: è quanto emerge dal 14° rapporto Gli indicatori del clima in Italia, appena pubblicato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Le informazioni del report derivano da misurazioni, statistiche, indici e dati della Scia (cioè il sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati climatologici di interesse ambientale).

La temperatura media annuale, quindi, continua a crescere segnando addirittura un nuovo record: +1,71 °C rispetto allo stesso valore riferito al periodo 1961-90; insieme al caldo aumenta anche l’abbondanza delle precipitazioni e tutti i fenomeni metereologici tendono, in generale, a caratterizzarsi come “estremi”: in particolare, nell’ottobre scorso l’Italia ha visto il passaggio della tempesta Vaia con venti fino a 120 km/h e raffiche a 200 km/h.

L’estremizzarsi di tutti i fenomeni atmosferici, così come lo stesso caldo intenso e precoce, con picchi altissimi di umidità, rappresentano concretamente le conseguenze di quel cambiamento climatico che, lungi dall’essere un mero argomento di discussione scientifica tra addetti ai lavori, è invece qualcosa di molto tangibile con effetti visibili nel quotidiano e con impatti, a volte purtroppo anche drammatici, sulla vita di tutti: moltissimi, infatti, i morti registrati negli ultimi anni nel nostro Paese per il maltempo; oltreché (è bene sottolinearlo) per l’incuria e la cattiva gestione nella manutenzione di alberi, greti di fiumi e torrenti e altro ancora.

Quello che emerge è, dunque, un clima sempre più caldo: tranne gennaio e febbraio, infatti, tutti i mesi del 2018 sono stati più caldi della norma: i picchi si sono registrati nel mese di aprile al Nord (+3,69 °C) e al Centro (+3,74 °C) in un trend di crescita continua ed esponenziale che vede lo scorso anno come il ventottesimo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla norma.

Se questi dati sulla temperatura al suolo non fossero già abbastanza allarmanti, quelli che riguardano la temperatura sulla superficie dei mari destano ancora più preoccupazione con valori decisamente più alti della norma e con un’anomalia media di +1,08 °C che colloca il 2018 al secondo posto (dopo il 2015) dell’intera serie storica.

Un’anomalia registrata per tutti e dodici i mesi dell’anno, con punte più alte in primavera e con un picco nel mese di agosto (+2,2 °C), con valori medi annui compresi tra i 19,3 °C del Mare di Sardegna e i 20,8 °C dello Ionio.

Infine, un focus anche sulle precipitazioni che, oltre ai fenomeni estremi di cui sopra, sono state complessivamente moderatamente superiori ai valori climatologici normali con modalità però altalenanti nell’arco dell’anno, che hanno visto i mesi di marzo, maggio e ottobre ricchi di pioggia sull’intero territorio nazionale; a differenza di aprile, settembre e dicembre in cui ha piovuto molto poco dappertutto.

Tutti questi dati forniti dall’ISPRA verranno poi trasmessi all’Organizzazione metereologica mondiale allo scopo di comporre un quadro, il più possibile completo e preciso, dell’evoluzione del clima su scala globale e per provare, nonostante la colpevole sordità di molti dei più potenti e ricchi Paesi del mondo, a porre rimedio a situazioni sempre più, purtroppo, irreversibili.

 

Immagine: Danni causati dalla tempesta Vaia sull’Altopiano di Asiago Sette Comuni (26 gennaio 2019). Crediti: Nordavind [Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale], attraverso it.wikipedia.org

0