18 marzo 2019

L’andamento dei record di caldo e freddo in Italia

Che la temperatura media globale sia aumentata e stia continuando a farlo è ormai un fatto assodato, e numerosi sono gli studi che analizzano le serie storiche per monitorare l’andamento di tale cambiamento. Uno studio dello scorso anno, compiuto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha mostrato come, escluso il 1998, tutti gli anni più caldi della serie storica dal 1961 siano quelli successivi al 2000, dimostrando così con chiarezza l’implacabile aumento delle temperature globali. Laddove inoltre sono risultati contrasti tra i modelli scientifici (la cui affidabilità viene da taluni ancora messa in dubbio) e le rilevazioni empiriche, come nel caso del riscaldamento degli oceani, è emerso poi come fossero le seconde a essere errate, a causa dell’imprecisione degli strumenti di misurazione. Studi regionalistici hanno indicato inoltre come in alcune aree, come quella del Mediterraneo orientale, si stia andando incontro a estati sempre più lunghe.

Ora un nuovo studio compiuto da ricercatori del CNR e pubblicato sull’International Journal of Climatology si è concentrato sugli eventi estremi registrati in Italia – Paese colpito da un riscaldamento maggiore rispetto alla media globale – dal 1961 a oggi, per verificarne l’andamento: i ricercatori si sono cioè chiesti se il numero dei nuovi record di caldo e di freddo in Italia segua ancora il normale comportamento degli estremi in un clima costante, ossia in condizioni di temperatura media stazionaria, o se questo comportamento sia effettivamente cambiato e segua ora una legge diversa. O, in sintesi: questi eventi estremi sono effettivamente aumentati rispetto al passato?  

Per rispondere a tale domanda si sono serviti di una tecnica numerica basata su procedimenti probabilistici, detta “metodo di Montecarlo”, dal nome del celebre casinò, proprio a indicare la complessità dei fenomeni – come quello del gioco d’azzardo – che cerca di misurare. Analizzando dunque i dati di 54 stazioni italiane in una serie storica di 56 anni, gli autori hanno estratto le informazioni della variabilità di temperatura nel ventennio 1961-80 e hanno simulato, servendosi appunto del detto metodo, il numero di record mensili di caldo e freddo che si sarebbero avuti dal 1981 in poi se non fossero cambiate le condizioni di temperatura e variabilità.

Hanno poi confrontato i dati della simulazione con i dati reali. I risultati mostrano che il numero di record caldi aumenta più di quello che ci si aspetterebbe da una legge climatica costante, in alcuni mesi (maggio, giugno e luglio) raggiungendo o addirittura superando il 95° percentile; viceversa, il numero di registrazioni fredde si trova spesso vicino al 5° percentile o addirittura sotto di esso, ossia in misura minore di quanto ci si attenderebbe. Pertanto, concludono i ricercatori, «siamo in presenza di una nuova legge di comportamento di questi eventi estremi e di una netta deriva climatica, ben al di là della variabilità naturale del clima italiano».

 

Immagine: Graffito probabilmente realizzato da Banksy, Londra (21 dicembre 2009). Matt Brown [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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