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21 settembre 2017

L’aspirina può aiutare a combattere la preeclampsia

Il ricercatore Kypros Nicolaides, specialista del King’s College of London, ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine. Lo studio, al quale il Policlinico di Milano ha partecipato come unico centro italiano, ha riportato dati che confermano che l’aspirina, se presa in piccole dosi, può svolgere un ruolo determinante come ‘salva-vita’ per quelle donne che in gravidanza hanno un alto rischio di preeclampsia.

La preeclampsia (o anche definita gestosi EPH, acronimo di Edema, Proteinuria e Hypertension) è una delle principali patologie che possono causare la mortalità e morbilità materno-fetale a causa delle sue complicanze. È caratterizzata dalla comparsa, nella seconda metà della gravidanza, di tre aspetti patologici quali: il rialzo pressorio pari o superiore a 140mmHg per la sistolica e 90mmHg per la diastolica, l’aumento delle proteine pari o superiore a 0,3 grammi in 1000 mL di urina e infine la significativa formazione di edemi, ossia di ritenzione idrica, a vari livelli del corpo: dalle gambe fino alle mani, al viso e al tronco.

L’eziolopatogenesi di questa malattia è ancora poco chiara, sebbene l’alterazione della placenta sia tra le principali. Questo perché la placenta malformata ha una ridotta perfusione, cui l’organismo risponde rilasciando in circolo dei fattori citotossici che provocano un danno endoteliale diffuso. L’endotelio danneggiato diviene così più sensibile ai mediatori ipertensivi, trattiene meno i liquidi e innesca l’attivazione della cascata della coagulazione, provocando danni diffusi a livello sistemico. Tutto ciò comporta inizialmente proteinuria (con cilindri e globuli rossi nelle urine per il danno renale), ipertensione ed edemi diffusi. La gravità della proteinuria e dell’ipertensione è proporzionale alla gravità della gestosi con conseguenze quali: nascita prematura, distacco della placenta, insufficienza renale acuta, edema polmonare, emorragia cerebrale e attacchi epilettici.

Il team di ricercatori ha coinvolto quasi 1800 donne con un alto rischio di preeclampsia di 13 reparti di maternità tra Regno Unito, Spagna, Italia, Belgio, Grecia e Israele. In maniera casuale le donne sono state suddivise in due gruppi: il primo è stato trattato con 150 mg di aspirina al giorno dall’11-14a settimana di gestazione fino alla 36a, mentre il secondo ha ricevuto un placebo. Nel gruppo sottoposto alla terapia con aspirina, i casi di preeclampsia, che hanno comportato un parto-pretermine alla 37a settimana, sono stati 13 (1,6%), mentre nel gruppo di controllo 35 (4,3%). La riduzione del 62% di un gruppo rispetto all’altro ha evidenziato come i rischi di parto prematuro si siano dimezzati e soprattutto come l’aspirina abbia avuto un effetto protettivo sullo sviluppo di forme di preeclampsia.

Attualmente l’unica terapia alla preeclampsia è il parto, poiché andando a rimuovere la placenta, si elimina un’importante fonte che ne provoca l’insorgenza. Lo stesso direttore del dipartimento clinico Donna-bambino-neonato del Policlinico di Milano, Luigi Fedele, ha confermato l’importanza dei risultati di questo studio, che aprono le porte a una nuova forma di prevenzione clinica della preeclampsia, sottolineando che quando questa patologia si manifesta in epoca di prematurità, cioè prima della 37a settimana di gestazione, le complicanze materno-fetali possono risultare drammatiche.