3 ottobre 2019

L’estinzione dell’avifauna negli Stati Uniti e in Canada

Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science, lancia l’allarme sul declino e sul rischio d’estinzione a cui è soggetta la popolazione dell’avifauna nel Nord America (Stati Uniti e Canada), mostrando come rispetto al 1970, quindi in neppure cinquant’anni, in questi due Paesi si registrino quasi 3 miliardi (2,9) di Uccelli in meno.

Secondo gli autori dello studio, infatti, dal 1970 in avanti il Canada e gli USA soffrono di quella che i ricercatori hanno definito una “diffusa crisi ecologica”, che ha causato la perdita di più di un su quattro per un calo totale di circa il 29% di popolazioni di Uccelli, diversi sia per gruppi che per habitat di provenienza, e che comprendono Uccelli canori, nonché migratori a lunga distanza (tra i più comuni, le rondini), ma anche Uccelli da cortile, come ad esempio i passeri: quindi non specie rare e “normalmente” a rischio, bensì specie cosiddette generaliste e un tempo molto comuni e ampiamente diffuse nella maggioranza dei biomi.

Quello che si registra è proprio una perdita dell’abbondanza di esemplari per queste categorie di Uccelli in grado di causare, a catena, modifiche sempre più importanti dei rispettivi ecosistemi a livello sia compositivo sia funzionale.

Il punto principale su cui i ricercatori, e soprattutto Ken Rosenberg, il principale autore dello studio in questione nonché scienziato senior presso il Cornell Lab of Ornithology and American Bird Conservancy, vogliono accendere un focus è proprio la perdita così massiva dell’abbondanza di esemplari, come testimoniato dalle svariate linee di prova indipendenti che supportano lo studio, nonostante non siano stati analizzati in modo approfondito i motivi specifici dei diversi cali.

Questi risultati devono essere considerati, come affermano gli autori dello studio, un “campanello d’allarme”: ovunque nel mondo non solo gli Uccelli muoiono di più, ma incontrano maggiori difficoltà a vivere perché l’urbanizzazione e l’agricoltura che invadono spazi e terreni sempre più ampi danneggiano e distruggono i loro habitat di appartenenza, già seriamente compromessi dai cambiamenti climatici.

Non tutte le specie sono però ugualmente colpite da questo calo numerico: in base a una rete di radar meteorologici diffusi su tutto il territorio e alle diversi fonti a disposizione (che includono il Geological Survey degli Stati Uniti, il Canadian Wildlife Service, l’Audubon Christmas Bird Count e il Manomet’s International Shorebird Survey), si è visto che gli Shorebird (definibili anche come Uccelli delle praterie) sono quelli più a rischio con una perdita del 53% della loro intera popolazione; anche le migrazioni sono molto diminuite: -14% solo negli ultimi dieci anni.

Sopravvivono bene, invece, soprattutto i rapaci e gli Uccelli acquatici per cui però sono previsti maggiori sforzi di conservazione dall’Endangered Species Act (ESA), la legge USA del 1973 sulla protezione della flora e della fauna selvatica che ha dato ottimi frutti negli ultimi decenni e che l’attuale amministrazione sembra invece intenzionata a smantellare.

Il salvataggio degli Uccelli richiede però una serie imprescindibile di azioni mirate, che includono cambiamenti nelle strategie politiche, come la creazione di aree protette e fondi di conservazione, il divieto di utilizzare alcuni pesticidi che uccidono gli Insetti di cui gli Uccelli si nutrono, nonché azioni quotidiane che chiunque può mettere in atto: tenere in casa i gatti domestici ed evitare che uccidano gli Uccelli o rendere più sicure le finestre, spesso mortali per gli Uccelli che vanno a finirvi contro.

 

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