6 dicembre 2018

L’importanza per i bambini di vivere all’aperto

L’iperattenzione che prestiamo ai bambini sembra che in molti casi non giovi alla loro salute.

Lo studio HealthNuts compiuto dal Murdoch Children’s Researchers Institute su 5.300 bambini in Australia, uno dei Paesi al mondo con la percentuale più alta di allergie alimentari, ha mostrato per esempio che la rinuncia al consumo di alimenti allergenici, come arachidi o uova, durante la gravidanza, o il ritardo della loro introduzione nella dieta infantile, aumentano la probabilità dell’insorgere di intolleranze o allergie e, analogamente, che l’eccesso di attenzioni igieniche non aiuta a prevenire questo tipo di problemi (sembra che crescano più sani i bimbi che hanno un cane o quelli a cui non viene sterilizzato il ciuccio ogni volta che cade a terra). Lo stesso istituto ha proposto una relazione tra allergie e carenza di vitamina D, la cosiddetta “vitamina del Sole” che si sviluppa attraverso l’esposizione alla luce naturale, e tale correlazione è stata confermata da un altro studio comparativo avviato nel 1998, pubblicato nel 2015 e compiuto nella regione della Carelia, tra Finlandia e Russia: l’altissima insorgenza di patologie allergiche nella popolazione infantile finlandese rispetto a quella russa dipende dai diversi stili di vita, e quando anche i bambini finlandesi vengono cresciuti in un ambiente naturale, all’aperto, e con uno stile meno sedentario registrano percentuali molto più basse di asma e allergie da fieno. 

Ma la vita al chiuso sembra avere legami anche con altri tipi di problemi, e segnatamente la miopia, un disturbo in forte aumento soprattutto fra i giovanissimi: oltre due ragazzi su dieci, già a 15 anni, ne sono colpiti e, secondo l’OMS, entro il 2020 le persone a soffrirne saranno 2,5 miliardi. In mancanza di esposizione alla luce naturale, infatti, il bulbo oculare può crescere troppo a lungo, e uno dei metodi più importanti di prevenzione è proprio quello di far stare i bambini almeno un’ora al giorno all’aperto, per costringere l’occhio a utilizzare la messa a fuoco da lontano e il campo visivo periferico. Esempi eclatanti di diffusione di questa anomalia della vista sono non a caso Singapore, dove ne soffre l’85% della popolazione, e Seoul, in Corea del Sud, dove ne soffre il 95% dei diciannovenni: due realtà in cui lo stile di vita “postmoderno” e studiosissimo – i risultati accademici degli studenti sono i migliori del mondo – porta con sé però anche evidenti rischi di perdita di salute.

 

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