23 dicembre 2014

La vittoria di Pirro dei cracker

Il presidente Barack Obama è stato chiaro: l’attacco informatico ai danni della Sony Pictures Entertainment è stato un atto di vandalismo cibernetico, non una dichiarazione di guerra.

Eppure l’operazione che il 24 novembre scorso ha permesso a un gruppo di cracker di forzare le protezioni informatiche della casa di produzione cinematografica, e di copiare e cancellare migliaia di documenti, non sembra essere imputabile a un’organizzazione di attivisti sulla falsariga di Anonymous, né alla vendetta di un ex-impiegato: dietro l’organizzazione Guardians of Peace (GOP), che ha rivendicato la paternità dell’attacco in rete, potrebbero celarsi personalità vicine al regime nordcoreano. Lo testimonierebbero i ripetuti riferimenti a film The Interview, grottesca satira sulla figura dell’attuale presidente/dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un: il cast e gli eventuali spettatori del film sono stati infatti minacciati espressamente di morte, e la violenza delle rivendicazioni ha portato prima alla cancellazione di parecchi appuntamenti promozionali, poi della prima ufficiale del film, per arrivare quindi alla resa della Sony, che ha rinunciato a distribuire la pellicola sia al cinema sia online. Ma la vittoria apparente dei cracker (che possono festeggiare il danno economico arrecato alla casa di produzione) potrebbe rivelarsi una lama a doppio taglio: l’incredibile attenzione mediatica avuta da The Interview rende verosimile una sua imminente distribuzione “illegale” in rete, dove il film rischia di conoscere un successo insperato proprio grazie alle minacce e alle accuse (a volte grottesche, a volte comiche) del regime nordcoreano, che senza mezzi termini aveva definito la pellicola “un atto terroristico e di guerra”.


0