18 luglio 2018

Lo stato delle foreste

La deforestazione minaccia la vita di oltre un miliardo di persone sull’intero pianeta. Benché negli ultimi anni sembra essere aumentata la consapevolezza della necessità di tutelare la superficie boschiva al fine di salvaguardare la stabilità climatica e la biodiversità, il rapporto della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, su Lo stato delle foreste nel mondo 2018 non lascia spazio a eccessivi ottimismi. Nonostante, infatti, il ritmo della distruzione sia, specie in tempi recenti, rallentato, e nonostante nello studio si precisi che l’area delle foreste gestite in modo conservativo, avendo cioè cura di tutelare la difesa del suolo e dell’acqua, sia sempre maggiore, il 40% delle 230 più importanti riserve forestali al mondo ha perso oltre la metà della sua superficie originaria.

I passi avanti non sono, quindi, sufficienti, anche perché la deforestazione rappresenta ancora oggi la seconda causa dei cambiamenti climatici, in quanto la perdita di spazi sempre più ampi di superfici boschive priva il pianeta dei ‘polmoni’ necessari a purificare l’atmosfera arginando i danni causati dalle attività antropiche.

Oltre all’alterazione climatica, la deforestazione con lo scopo di allargare sempre più le aree destinate ai pascoli e all’agricoltura di tipo intensivo ha dei risvolti spesso drammatici sull’economia di intere comunità, specie nei Paesi in via di sviluppo. Le foreste sono, infatti, da sole sufficienti a garantire il 20% dei redditi alle famiglie che abitano nelle aree limitrofe a esse: una percentuale di reddito che da sola soddisfa i bisogni di base, oltre all’utilizzo del legname al fine di cucinare e riscaldarsi.

Proprio per combattere la deforestazione massiva e una gestione tuttora in molte zone insostenibile, il rapporto sottolinea l’importanza di individuare «quadri giuridici chiari sui diritti di proprietà forestale», allo scopo di rendere tutti, dalle aziende al potere pubblico fino ai privati cittadini, più responsabili; in particolare lo sforzo maggiore si chiede alle aziende del settore privato che, anche tramite partenariati con le autorità pubbliche, devono impegnarsi di più nella tutela per arrivare all’obiettivo della deforestazione zero.

Gli alberi e le foreste, infatti, sono parte imprescindibile per il raggiungimento di uno sviluppo in toto sostenibile, in primo luogo dal punto di vista dell’agricoltura; come ha ricordato José Graziano da Silva, direttore generale della FAO, le foreste sono fondamentali «per garantire una buona qualità dell’acqua, per contribuire al fabbisogno energetico del futuro e per progettare città sostenibili e sane». Le foreste sono molto di più, dunque, che semplice fonte di legname. Per una persona su cinque in tutto il mondo sono fonte di nutrimento e reddito: ciò vale soprattutto per 250 milioni di persone in Asia e in Africa, di cui quasi la metà vive in condizioni di povertà estrema; ma anche in Europa una persona su quattro raccoglie cibo, come frutta e bacche, direttamente da esse e ben il 90% del totale della popolazione se ne serve indirettamente, acquistando tali prodotti. Inoltre sono fondamentali risorse idriche per le metropoli di tutto il mondo, da Vienna a Tokyo, da Johannesburg a Bogotá, e 180 milioni di persone solo negli Stati Uniti traggono notevoli quantità di acqua potabile da quelle protette.

Tutelare le foreste significa, infine, proteggere 45 milioni di posti di lavoro all’anno e 580 miliardi di dollari di reddito da lavoro; è quindi assolutamente indispensabile una gestione sempre più sostenibile, non solo mettendo fine alla deforestazione, ma anche incrementando la copertura boschiva nelle aree devastate in passato per proteggere il pianeta e l’esistenza dell’intera popolazione.

 

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