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28 settembre 2017

Lo stato di salute del mondo

Il Global Burden of Disease Study 2016 (GBD), uno studio epidemiologico realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME)  ̶  una fondazione finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e dallo Stato di Washington  ̶  e pubblicato sulla rivista The Lancet si è posto l’obiettivo di verificare il grado di mortalità e di morbilità provocato dalle malattie maggiori, dalle lesioni e dai fattori di rischio per la salute a livello globale, nazionale e regionale, oltre che di raccogliere i dati relativi a un arco di tempo che va dal 1990 a oggi per confrontare lo stato di salute delle popolazioni e comprendere le sfide che l’azione di tutela della salute dovrà affrontare nel XXI secolo.

Il rapporto indica che l’aspettativa di vita media globale alla nascita oggi è di 75,3 anni per le donne e di 69,8 anni per gli uomini. Il Giappone ha la più alta speranza di vita per entrambi i sessi (83,9) e la più elevata per le donne (86,9), mentre il record di longevità per la popolazione maschile è di Singapore (81,3). Nel quadro generale, anche l’Italia è riuscita a ottenere buoni risultati con un’aspettativa di vita di 84,6 anni per le donne e 79,9 per i maschi, al di sopra della media dei Paesi ad alto reddito (rispettivamente 83,5 e 78,3 anni). Il Paese che ha invece l’aspettativa di vita più bassa è la Repubblica Centrafricana (50,2 anni).

Con gran sorpresa anche molti Paesi non ad alto reddito, come l’Etiopia, le Maldive, il Nepal, il Niger, il Portogallo e il Perù hanno registrato un deciso aumento dell’aspettativa di vita. I risultati hanno posto una particolare attenzione alle procedure adottate dalle strutture sanitarie, per poterle sfruttare allo stesso modo in Paesi con maggiori difficoltà.

Gli scienziati hanno anche analizzato tutta una serie di cause di morte, individuando tra le principali il suicido, che sebbene abbia evidenziato una diminuzione del 3%, registra ancora 817.000 casi; le malattie infettive, che sono diminuite, con l’eccezione della dengue (una malattia acuta febbrile, causata dalla puntura di una zanzara), che nel 2016 ha causato 37.800 morti, con un aumento dell’81,8%; sempre tra le malattie infettive anche la tubercolosi resistente ai farmaci registra un aumento del 67,6% rispetto al 2006, con 10.900 morti.

È stato calcolato inoltre che il 72,3% delle morti è attribuibile a patologie quali l’infarto, con un aumento del 19% rispetto al 2006, e il diabete (con un +31% rispetto al 2006), che addirittura supera i dati della tubercolosi e della malaria. Anche la disabilità ha registrato un aumento sorprendente; i tassi di disabilità hanno colpito fasce d’età dai 40 ai 69 anni, soprattutto a causa di patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, in particolare di discopatie alle vertebre lombari e cervicali (prima causa di disabilità in Italia), di patologie sensoriali come la perdita dell’udito o la cecità (seconda causa in Italia), di emicrania, di depressione e disturbi d’ansia e di anemia da carenza di ferro. Alti indici di mortalità sono inoltre registrati in conseguenza di ictus, che insorge soprattutto per via dell’assunzione di alcool, fumo, dieta e stile di vita errati.

Altri dati preoccupanti sono quelli legati al significativo aumento dei casi di Alzheimer e di altre demenze legate all’età, la cui incidenza in Giappone e in Italia è addirittura raddoppiata rispetto alle previsioni di dieci anni fa. Christopher Murray, direttore dell’IHME ha affermato che, visto il grado d’invecchiamento delle popolazioni e l’aumento della presenza di malattie disabilitanti, i sistemi sanitari dovranno affrontare una crescente domanda di servizi generalmente più costosi rispetto agli interventi che hanno permesso la diminuzione della mortalità nell’infanzia o in età adulta.