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04 agosto 2017

Migliora l’e-Gov, ma l’innovazione digitale va a singhiozzo

La fase di sperimentazione dell’eGovernment si può considerare chiusa. Cresce il ricorso a strumenti di innovazione, anche se rimangono ancora alcune carenze, a partire da un coordinamento in grado di strutturare progetti e investimenti, e soprattutto “fare rete”. È quanto emerge dallo studio presentato dall’Osservatorio eGovernment della School of management del Politecnico di Milano che ha analizzato il processo di semplificazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana attraverso 6 diversi sondaggi (governance dell’innovazione, digitalizzazione dei front office e dei back office della pubblica amministrazione locale, pagamenti verso la pubblica amministrazione, processo d’acquisto negli enti locali, scuole e SUAP) che hanno coinvolto i responsabili delle funzioni degli 8057 Comuni, delle 21 Regioni e Province autonome, dei 32 soggetti aggregatori e delle 8675 scuole statali d’Italia.

Televisione digitale, reti a banda larga, telefonia di nuova generazione, piattaforme e servizi per l’intrattenimento: al di là dei canali e dei media, il contenuto digitale di alta qualità rappresenta uno degli elementi chiave per la realizzazione della società della conoscenza e per l’attivazione di servizi a reale valore aggiunto. Dai dati emerge che sostanzialmente quest’anno oltre il 60% degli enti locali manterranno invariati gli investimenti in innovazione digitale, mentre solo il 30% cercherà di fare uno sforzo maggiore. Solo nel 44% dei Comuni è presente un’iniziativa volta a innovare, mentre appena il 22% ha in organico una figura specifica per l’eGovernment. Nonostante le possibilità di finanziamento, solo il 17% degli enti ha aderito a progetti legati a fondi europei. Per contro, è stata rilevata una difficoltà a realizzare progetti (44%), gestirli (32%) e coordinarli in caso di partenariato (29%).

Innovazione significa trasformazione e la trasformazione richiede la collaborazione fra Governo, pubbliche amministrazioni, imprese e ordini professionali. La tecnologia non può però essere imposta alle organizzazioni e alle persone che, invece, sono le risorse per la sua affermazione. Proprio per permettere ai soggetti interessati di attrezzarsi, il Governo ha adottato sinora una certa gradualità nella promozione, ad esempio, della firma digitale. Una gradualità volta ad assicurare procedimenti uniformi su tutto il territorio nazionale, che però non deve trasformarsi in inerzia: un termine, se prorogato, deve costituire un impegno, in particolare nell’innovazione, che rappresenta una sfida del Paese per il recupero della competitività.

Infatti, solo il 4% dei Comuni è perfettamente digitalizzato, mentre il 35% degli enti non è per nulla digitale. Resta il problema che il 30% degli italiani non possono interagire online con la pubblica amministrazione locale perché non esistono servizi ad hoc. Ci sono però anche dati positivi: il 79% degli enti è fornito di un sistema di gestione dei documenti, mentre il 71% possiede un sistema di conservazione digitale. Bene anche i pagamenti digitali verso la pubblica amministrazione, grazie alla diffusione di pagoPA: nei primi mesi del 2017, su 21 Regioni e Province autonome, 18 si sono già proposte come intermediari tecnologici; tra gli enti locali solo il 9% non conosce ancora pagoPA (un anno fa erano il 67%) e il 59% ha aderito al Nodo dei Pagamenti-SPC. Nel 25% dei Comuni è già possibile accedere al Fascicolo del cittadino per consultare la situazione debitoria.

Per quanto riguarda le scuole i risultati sono decisamente migliori. Tutti gli istituti scolastici sono connessi a Internet, il 97% usa regolarmente la firma digitale, il 70% archivia i documenti in forma digitale e il 90% ha anche il protocollo digitale.