25 maggio 2015

Morfina fatta in casa grazie al lievito OGM

Una versione geneticamente modificata del Saccharomyces cerevisiae – utilizzato fin dall’antichità per la lievitazione del pane e la fermentazione della birra – si candida a sostituire i papaveri da oppio nel processo di sintetizzazione della morfina. La scoperta, che arriva da un team di ricerca della University of California, Berkeley, apre alla creazione di una nuova generazione di farmaci a basso costo, meno dannosi e assuefacenti, tra cui antibiotici e antitumorali, ma implica anche il rischio dell’intensificarsi della produzione casalinga di sostanze stupefacenti illegali.

«Attualmente sarebbe necessario possedere esperienza nel campo della biologia sintetica e della genetica per superare le sfide necessarie alla produzione della corretta tipologia di lievito», commenta John Dueber, bioingegnere e autore dello studio, pubblicato su Nature Chemical Biology. «Non siamo di fronte a una minaccia imminente. Ma se venisse diffuso un ceppo specificamente creato per scopi illeciti, allora potrebbe bastare una conoscenza base nella produzione della birra artigianale per fermentare il lievito in modo da produrre morfina». Tale lievito, ottenuto innestando nel genoma del Saccharomyces cerevisiae alcuni enzimi ricavati dal DNA del papavero da oppio (ma anche dalle sequenze genetiche della barbabietola da zucchero e di alcuni batteri che vivono sullo stelo del fiore) è in grado di convertire lo zucchero in reticulina, ovvero la base chimica per la creazione della morfina vera e propria – alla quale però si arriva soltanto dopo una ulteriore, elaborata fase di lavorazione. Si tratta, insomma, di un processo lungo e articolato, che secondo Christine Smolke (specialista del Bioengineering Department presso la Stanford University) attualmente richiede una grande perizia e condizioni di laboratorio estremamente controllate, e soprattutto degli strumenti molto particolari che ben difficilmente sono alla portata dei non addetti ai lavori. Ostacolo che però potrebbe non impensierire un cartello della droga ben finanziato, che in futuro sarebbe teoricamente in grado di produrre sostanze stupefacenti grazie all’esclusivo utilizzo di lieviti, rinunciando in questo modo alla dispendiosa (e illegale) coltivazione di papaveri. Una prospettiva sicuramente lontana nel tempo, ma su cui la società ha l’obbligo di interrogarsi: per ora sono molti gli scienziati e i ricercatori, dal Massachusetts Institute of Technology all’University of Alberta (Canada), che si sono espressi affinché le autorità rendano immediatamente illegale l’utilizzo di questa specifica versione di lievito al di fuori di laboratori e fabbriche autorizzate. «A questo punto il pericolo di un utilizzo illecito diventa concreto», commenta Dueber. «È facile comprendere esattamente in che modo tali molecole potrebbero risultare dannose, ma allo stesso tempo anche i benefici saranno immensi e, credo, ne sarà valsa la pena».

 


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