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10 novembre 2017

Nel 2016 record di anidride carbonica nell’aria

Nel 2016 la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è stata la più elevata degli ultimi 800.000 anni. Ad accertarlo sono i dati diffusi nel rapporto annuale sullo stato dei gas serra presentato a Ginevra dall’Organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO), che attraverso i carotaggi nei ghiacciai ha rilevato un forte aumento del livello di anidride carbonica presente nell’aria, che da 400 ppm (parti per milione) del 2015 è passato a 403,3 ppm dell’anno seguente. L’incremento è ancora più significativo se si considera che nell’ultimo decennio l’aumento annuale medio era stato decisamente inferiore, pari a 2,1 ppm.

In teoria la misura di sicurezza da non superare sarebbe attorno al limite di 350 ppm e, prima della seconda rivoluzione industriale iniziata nel 1870, la concentrazione di anidride carbonica sulla Terra non superava la misura di 280 ppm. Il 26 aprile 2016, invece, l’osservatorio delle Hawaii ha registrato la punta massima di CO2 nell’aria: 412,63 ppm. Recenti studi hanno confermato che l’ultima volta in cui sulla Terra sono state riscontrate concentrazioni simili di anidride carbonica è stato 3 milioni di anni fa, quando le temperature erano di 2-3 gradi superiori a quelle attuali e il livello del mare era più alto di 10-20 metri rispetto a oggi. La principale conseguenza delle emissioni di diossido di carbonio nell’ambiente è infatti l’innalzamento delle temperature. Lo stesso Petteri Taalas (segretario generale del WMO) ha sottolineato che se non saranno ridotte drasticamente le emissioni di CO2, la Terra andrà incontro, entro la fine del secolo, a un rapido aumento della temperatura e ben oltre la soglia stabilita dagli accordi di Parigi sul clima.

Eppure negli ultimi tre anni la crisi economica globale ha provocato un rallentamento delle attività industriali e, di conseguenza, anche delle emissioni. Per quale motivo, allora, la quantità di anidride carbonica continua a crescere inesorabilmente? Il record negativo di 403,3 ppm sarebbe stato causato non soltanto dalle emissioni dovute alle attività dell’uomo – crescita della popolazione, l’agricoltura intensiva, l’industrializzazione, la deforestazione e diffusione dei combustibili fossili a fini energetici – ma anche dalla forte influenza di El Niño, l’oscillazione climatica periodica che si verifica nell’emisfero australe, che nella sua ultima manifestazione avvenuta nel 2015 e nel 2016 ha provocato siccità e incendi nelle foreste di mezzo pianeta, che a loro volta hanno compromesso la capacità delle piante di assorbire anidride carbonica e di contrastare l’accumulo del gas serra nell’atmosfera.

Se non verranno apportati rapidi correttivi, il pianeta risulterà sempre più inospitale per le generazioni future, che dovranno fare fronte a fenomeni climatici ancora più estremi e a ingenti danni economici ed ecologici. Oltre all’anidride carbonica, anche i livelli degli altri gas serra hanno subìto un aumento considerevole negli ultimi anni, provocando un incremento, dal 1990 a oggi, del 40% della forza radiativa totale. La concentrazione di metano nell’atmosfera, ad esempio, è aumentata del 157% rispetto all’epoca preindustriale, raggiungendo nel 2016 il limite massimo di 1853 ppb (parti per miliardo). Anche il biossido di azoto ha toccato il livello record di 328,9 ppb, facendo registrare un incremento del 22% rispetto a due secoli fa.