14 gennaio 2014

Perché gli squali non hanno le ossa

Un team internazionale di ricercatori, coordinato da Byrappa Venkatesh (esperto di genetica presso l’Agency for Science, Technology and Research di Singapore), ha recentemente sequenziato e analizzato per la prima volta il genoma completo dello squalo elefante (Callorhinchus milii), ottenendone indicazioni fondamentali per comprendere maggiormente l’evoluzione dei vertebrati, con particolare riferimento alla formazione delle ossa e allo sviluppo del sistema immunitario degli gnatostomi, ovvero la famiglia dei vertebrati provvisti di mascelle.

Gli gnatostomi attualmente viventi si distinguono in due categorie: quelli provvisti di scheletri ossei e quelli che, al contrario, dispongono di una struttura cartilaginosa.

Analizzando il DNA del Callorhinchus milii, i ricercatori hanno potuto constatare che la mancanza di calcio nello scheletro dei pesci sembra essere legata a una determinata tipologia di geni che codificano le fosfoproteine. Non solo: l’analisi del genoma della creatura ha fornito nuove informazioni sulla capacità di questi animali di sviluppare un’immunità adattiva, ovvero un meccanismo in grado di fornire agli organismi marini una risposta immunitaria più adeguata all’attacco di agenti patogeni.

I risultati saranno utili ai ricercatori per comprendere maggiormente i meccanismi patogeni di alcune delle malattie ossee più diffuse, come l’osteoporosi, e per sviluppare terapie più efficaci per combatterne i processi degenerativi.

L’analisi del sistema immunitario dello squalo elefante, inoltre, offrirà nuove opportunità di approfondire il funzionamento del sistema immunitario degli esseri umani, e di studiare nuove strategie attraverso le quali migliorare o coadiuvare la normale risposta immunitaria alle più comuni malattie.


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