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17 maggio 2018

Ricostruita la mappa del DNA delle rose

Uno studio effettuato da un consorzio internazionale di ricercatori francesi, cinesi, britannici e tedeschi, ha permesso di svelare i segreti della ‘regina dei fiori’, una pianta dalla storia millenaria a cavallo tra Oriente e Occidente, apprezzata non solo per le sue qualità ornamentali e la dolcezza del suo profumo, ma anche per le sue virtù terapeutiche.

La ricerca, pubblicata su Nature Genetics, ha identificato la mappa più completa mai realizzata del DNA della rosa, consentendo di ricostruirne meglio la storia e l’evoluzione, di individuare i contributi delle rose europee e cinesi al genoma delle rose moderne e di comprendere meglio le differenze rispetto ad altre piante della stessa famiglia delle Rosacee, come le fragole, parenti non troppo alla lontana delle rose. Ma soprattutto è stato possibile identificare l’insieme dei geni responsabili del profumo, del colore e della fioritura: informazioni essenziali per progettare varietà che ottimizzino le qualità del fiore dal punto vista ornamentale o di quello dell’utilizzo nell’industria cosmetica, in un contesto di cambiamenti globali (per esempio, si potrebbero selezionare varietà più resistenti alla siccità). Per secoli si è cercato di combinare alcuni tratti particolari – quali un determinato colore con un particolare profumo –, ma non sempre i risultati sono stati quelli che ci si aspettava.

Le rose moderne sono frutto di una straordinariamente complessa storia di ibridazioni a partire da un numero esiguo di specie, tra le 8 e le 20; per questo il lavoro necessario per mapparne il DNA si è rivelato particolarmente lungo (circa 8 anni) e complicato. I ricercatori si sono concentrati sulla Rosa chinensis, comunemente nota come Old blush: originaria della Cina e introdotta in Europa nel XVIII secolo, è stata utilizzata in numerosissime ibridazioni con varietà europee e mediorientali, e tra le sue caratteristiche vi è la capacità di fiorire più volte nel corso dell’anno.

Oltre ad aver identificato 36.377 geni della Rosa chinensis, il team di studio ha confrontato i dati con quelli relativi alla varietà La France – la prima ottenuta nel 1867 incrociando la chinensis con una specie europea, che possiede sia la crescita vigorosa delle specie europee sia le caratteristiche di fioritura di quelle cinesi – e con altre 13 varietà, giungendo alla conclusione che alcuni geni, coinvolti per esempio nella profumazione o nella pigmentazione, funzionano in opposizione rispetto ad altri, cosicché si è spesso dovuto rinunciare a una caratteristica o all’altra. A quanto sembra, d’ora in poi sarà possibile selezionare gli aspetti desiderati e si sta per aprire una nuova stagione nella coltivazione delle rose, con molte novità.

 

Crediti immagine: da Huhu. The original uploader was Huhu at German Wikipedia [Public domain], attraverso Wikimedia Commons