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22 settembre 2017

Sport e “wearable”: la nuova frontiera del doping tecnologico

Sin dall’inizio degli anni Novanta la tecnologia si è affacciata nel mondo dello sport tanto che allenatori e preparatori hanno iniziato a monitorare la condizione degli atleti durante gli allenamenti attraverso i primi dispositivi tecnologici. Inizialmente, dunque, la tecnologia serviva soltanto a determinare con certezza assoluta la forma fisica dei calciatori o a stabilire se un nuotatore fosse a rischio infortunio. Nel corso degli anni la tecnologia si è evoluta al punto da entrare prepotentemente anche all’interno delle gare ufficiali delle varie discipline sportive. Oggi, infatti, la cosiddetta tecnologia “wearable” (indossabile) è sempre più ampia e sofisticata e mette a disposizione di tutti gli sportivi strumenti sempre più piccoli, maneggevoli e a misura d’atleta.

L’utilizzo smisurato dei dispositivi tecnologici all’interno delle competizioni sportive ha spinto le più importanti leghe internazionali a stabilire alcune regole che squadre, atleti e dirigenti devono necessariamente rispettare: la tecnologia, dunque, non è proibita, ma deve rimanere confinata all’interno di parametri ben determinati. Altrimenti si può parlare di doping tecnologico. Così FIFA (Fédération Internationale de Football Association, la federazione internazionale di calcio), NBA (National Basketball Association, la celebre lega statunitense di pallacanestro), NFL (National Football League, la lega nordamericana di football americano), MLB (Major League Baseball, la lega nordamericana di baseball) e PGA (l’organizzazione che cura il tour statunitense di golf) hanno deciso di fare fronte comune per regolamentare l’uso dei wearable durante le gare.

La FIFA ha deliberato che i calciatori possono utilizzare dei wearable nel corso delle partite ufficiali, purché siano in grado di garantire l’incolumità dell’atleta e non siano pericolosi nei confronti degli avversari. In particolar modo, nel mondo del calcio, ci si riferisce soprattutto a canottiere che raccolgono informazioni sui chilometri percorsi e sulle performance atletiche. Il regolamento del gioco del calcio sottolinea che le informazioni e i dati trasmessi dalle apparecchiature e/o dai sistemi tecnologici non possano essere ricevuti o utilizzati nell’area tecnica durante la gara: solamente nel dopogara i preparatori atletici potranno analizzare i dati raccolti e dare consigli all’allenatore sull’impiego del calciatore nel corso della stagione.

La NBA, invece, ha addirittura vietato l’utilizzo dei wearable durante le partite di pallacanestro per evitare che, alla luce dei dati raccolti, squadre e giocatori possano proporre o richiedere un aumento o una riduzione dello stipendio al momento di rinnovare il contratto. Nel basket americano gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati soltanto durante gli allenamenti.

Di tutt’altro avviso la NFL e la MLB: nel baseball e nel football americano le prestazioni degli atleti vengono monitorate in tempo reale grazie all’utilizzo di particolari sensori e le squadre possono servirsi dei dati raccolti anche nel corso della partita. Non a caso una squadra americana di baseball si è servita dell’Apple Watch per studiare gli schemi degli avversari e regolarsi di conseguenza: i giocatori già sapevano come avrebbe battuto il lanciatore avversario. Nel football americano i dati raccolti dalle squadre in allenamento e nelle competizioni ufficiali vengono venduti a un’azienda che, a sua volta, può rivenderli ai giocatori e ai procuratori interessati. Infine, anche nel golf, forse lo sport più tradizionalista, la tecnologia sta prendendo il largo: dopo aver da sempre vietato qualunque tipo di tecnologia, la PGA ha autorizzato i golfisti, in tre tornei della stagione in corso, a servirsi di strumenti tecnologici in grado di rilevare la distanza della palla dalla buca, nonché l’intensità e la direzione del vento.