11 ottobre 2013

Tempo di Nobel

di Nicola Nosengo

Per chi si occupa di scienza, è un po' come la settimana di Sanremo. La seconda settimana di ottobre è per tradizione quella in cui vengono annunciati i premi Nobel. Tempo di pronostici, commenti a caldo, congratulazioni e in qualche caso recriminazioni e polemiche.

Quest'anno, diciamolo subito, nessuno può contestare il valore delle ricerche a cui sono stati assegnati i tre premi scientifici (medicina e fisiologia, fisica e chimica). In tutti e tre i casi si tratta di contributi fondamentali alle rispettive discipline, e anche piuttosto antichi: tanto che in almeno due casi c'è semmai da stupirsi che il premio non fosse arrivato prima.

Andiamo con ordine, o quasi (lasceremo per ultimo il premio per cui c'era più attesa, e su cui c'è anche qualche recriminazione). Il Nobel per la Medicina e Fisiologia (poca medicina, molta fisiologia quest'anno) è andato a James Rothman, Randy Schekman e Thomas Südhof. Tutti americani e protagonisti a vario titolo, nei primi anni '70, della scoperta di come le cellule spostino da un punto all'altro al loro interno le proteine necessarie a regolare i loro processi fisiologici. I “postini” sono le vescicole, minuscole sacche racchiuse da uno strato di lipidi, che se ne vanno in giro per cellula trasportando al loro interno le proteine. Una volta arrivate a destinazione si fondono con la membrana cellulare consegnando il proprio “pacco” e innescando così le attività della cellula, che si tratti di rilasciare neurotrasmettitori nel caso dei neuroni, di rilasciare insulina per le cellule del pancreas, e così via. I tre vincitori, lavorando indipendentemente ma tutti nell'area di San Francisco, contribuirono ricreando in laboratorio il trasporto delle proteine nelle vesciole (Rothman), identificano i geni che regolano il processo (Schekman) e spiegano in particolare come i neuroni usino questo meccanismo per regolare l'emissione di neurotrasmettitori e quindi comunicare tra cellula e cellula (Südhof). Roba che da tempo sta sui libri di testo di biologia, al punto da essere data per scontata. Il Nobel ci stava tutto.

E ci stava anche quello per la chimica, andato a Martin Karplus, Michael Levitt e Arieh Warshel. Anche in questo caso, l'impatto del loro lavoro (condotto di nuovo negli anni '70) sulla chimica moderna è talmente diffuso da essere dato per scontato. I tre posero le basi teoriche per creare le simulazioni al computer oggi ampiamente usate per studiare il ripiegamento delle proteine, progettare farmaci a tavolino o riprodurre reazioni chimiche. In pratica, trasformarono quello che si sapeva sugli elettroni, e il modo in cui saltando tra stati energetici o da un atomo all'altro formano e rompono legami chimici, in modelli matematici che potessero poi diventare programmi per computer. La chimica contemporanea, fatta molto più al computer che non con provette e alambicchi, non sarebbe possibile senza di loro.

Last but not least, il premio alla fisica. Bosone di Higgs doveva essere (tutti i pronostici andavano in questo senso) e bosone di Higgs è stato. Premiato lo scozzese Peter Higgs, da cui la particella prende il nome, e il belga Francois Englert, meno noto ma altrettanto importante. Nel 1964, pochi mesi prima di Higgs, pubblicò assieme a Robert Brout (scomparso nel 2011, altrimenti il Nobel sarebbe andato anche a lui) la prima descrizione del meccanismo che conferisce la massa alle particelle elementari. Higgs, dal canto suo, era arrivato alle stesse conclusioni in modo indipendente, ma fece un passo in più prevedendo che il meccanismo fosse legato a una specifica particella che si poteva rivelare attraverso un esperimento. Cinquant'anni dopo, al CERN, gli esperimenti ATLAS e CMS avrebbero dimostrato la previsione dei tre. Higgs e Englert si sono incontrati la prima volta proprio a Ginevra durante l'annuncio, nel luglio del 2012. E qui sta la recriminazione e la polemica (che pare sia stata la causa del ritardo di un'ora con cui è stato annunciato il Nobel per la fisica): nemmeno un riconoscimento ai fisici sperimentali che, con uno sforzo durato 20 anni, hanno trovato quella particella e dimostrato la validità della teoria scritta a tavolino da Higgs ed Englert tanti anni fa? Le regole del premio Nobel rendevano praticamente impossibile riconoscere quel lavoro: il premio non si può dividere tra più di tre persone, e a quegli esperimenti (due, peraltro) hanno lavorato in migliaia. I coordinatori degli esperimenti (come gli italiani Fabiola Gianotti e Guido Tonelli) sono degli “amministratori delegati” ma non scoprono nulla da soli. E a differenza del Nobel per la pace, quelli scientifici non si possono assegnare a istituzioni (sarebbe stato il CERN, in questo caso). E così, a stringere la mano al Re di Svezia ci andranno i teorici, mentre gli sperimentali saranno in platea ad applaudire.


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