29 marzo 2018

Un’estate troppo lunga

L’area del Mediterraneo orientale – che comprende Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano e la Turchia meridionale – sta attraversando cambiamenti climatici di grande portata, che avranno conseguenze molto pesanti sugli ecosistemi e sulla salute delle persone e che, soprattutto, si intensificheranno nei prossimi decenni con un ritmo probabilmente più veloce di quanto pensiamo.  Attualmente in questa regione l’estate – calda e secca – dura circa quattro mesi; la stagione invernale, caratterizzata dalle piogge, dura anch’essa circa quattro mesi, mentre le due stagioni di transizione ‘coprono’ i restanti mesi.

Un team dell’Università di Tel Aviv guidato da Assaf Hochman, ha condotto uno studio sui cambiamenti in corso applicando diversi modelli climatologici a due possibili scenari relativi alla concentrazione di gas serra nell’aria (RCP4.5 e RCP8.5, elaborati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC): la ricerca ha dimostrato che, in assenza di significativi fattori di cambiamento, la stagione estiva durerà circa il 25% in più intorno alla metà del secolo, aumento che raggiungerà il 49% entro il 2100. Si prefigura quindi una situazione in cui la stagione calda si prolungherà per sei mesi, mentre la stagione delle piogge si ridurrà a due mesi soltanto.

Anche un altro studio, sviluppato da ricercatori del Max Planck Institute per la chimica a Mainz, in Germania, e del Cyprus Institute, ha lanciato l’allarme sul drastico innalzamento delle temperature estive in Medio Oriente e nel Nord Africa, che potrebbero aumentare in media di 4 gradi, arrivando ai 50 gradi di giorno senza scendere sotto i 30 di notte, uno scenario aggravato dal verificarsi con maggiore frequenza di ondate di calore e tempeste di sabbia. Tali condizioni metterebbero in crisi i sistemi di approvvigionamento di acqua e le coltivazioni e finirebbero col mettere a rischio l’abitabilità stessa di queste aree. Tra le conseguenze prevedibili va quindi considerato anche un incremento delle migrazioni da questi territori attualmente abitati da circa 500 milioni di persone.

Crediti immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0). Autore: Alessandro Vasaturo


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