02 dicembre 2013

Un piano per salvare Kepler

Negli ultimi anni il telescopio spaziale Kepler è stato uno dei principali protagonisti della nuova frontiera dell’esplorazione spaziale. Da quando è stato lanciato in orbita dalla NASA (7 marzo 2009), il telescopio ha sondato instancabilmente le immensità dello spazio, svelando agli occhi degli scienziati l’esistenza di ben 167 pianeti extrasolari. Un’attività che si è interrotta bruscamente lo scorso maggio a causa del guasto di due ruote di reazione, responsabili del puntamento del telescopio: un incidente che, da allora, ne ha reso impossibile il funzionamento ottimale, tanto che soltanto ad agosto i tecnici della NASA si erano detti pessimisti sull’eventuale recupero della sonda.

Recentemente però la NASA ha dichiarato l’intenzione di procedere a un ambizioso ‘piano di salvataggio’ con il quale riportare in funzione l’eroico ‘esploratore dello spazio’. Poiché il telescopio Kepler si trova attualmente in orbita intorno al Sole, i tecnici della NASA sperano di poter ricreare una ‘terza ruota’ di reazione sfruttando l’impatto dei fotoni sui pannelli solari del telescopio: questa ‘terza forza’ potrebbe controbilanciare l’inerzia delle due ruote di reazione guaste, mantenendo costante e stabile le direzione del telescopio. Ma per ottenere questo effetto occorrerà riposizionare il telescopio Kepler almeno quattro volte l’anno, affinché possa ricevere dal Sole un flusso costante di fotoni. Come risultato di ogni ‘rotazione’ annuale, il telescopio sarà in grado di scandagliare quattro sezioni distinte di cielo. Unico difetto: la sensibilità del telescopio ne uscirà fortemente ridotta, tanto da non poter contare sull’intera scala di capacità di rilevamento precedentemente attestata.


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