12 ottobre 2018

Un robot nello spazio per scoprire le origini del Sistema solare

Un minuscolo robot franco-tedesco, chiamato MASCOT (Mobile Asteroid Surface Scout), è atterrato il 3 ottobre su Ryugu, ha compiuto tre grandi balzi per analizzare altrettanti punti della superficie di quell’asteroide, ha inviato le informazioni raccolte e poi, più o meno come previsto, dopo 17 ore (invece di 16) si è spento.

Ryugu è un asteroide “near Earth” scoperto nel 1999: dista dalla Terra circa 300 milioni di km, ha un diametro di circa 900 metri, una forma semisferica a diamante e un periodo di rotazione di 7,6 ore. Lo scopo della missione è quello di ottenere informazioni sulla nascita del Sistema solare e della vita, poiché gli asteroidi sono corpi celesti molto primitivi.

Quella dell’atterraggio di Mascot è una delle tappe della missione giapponese Hayabusa 2 (“Falco pellegrino”), una sonda lanciata il 3 dicembre 2014 che ha raggiunto il 28 giugno 2018 una distanza di circa 20 km da Ryugu. Avvicinatasi ulteriormente, Hayabusa 2 aveva a settembre già lasciato cadere altri rover, che avevano raccolto immagini e informazioni sulle particelle di polvere fluttuanti.  

La caduta di Mascot è durata 20 minuti: sull’asteroide la gravità è molto ridotta e ciò ha costituito un problema tecnico particolarmente delicato. Anche durante la caduta, il piccolo robot è riuscito a scattare e inviare alcune foto. Una volta atterrato, Mascot si è mosso come i precedenti rover zompettando, grazie a un meccanismo che gli ha consentito di compensare la spinta centrifuga. Fornito di una fotocamera, un radiometro, uno spettrometro a infrarossi e un magnetometro, il robot ha acquisito dati sulla struttura superficiale e sulla composizione mineralogica, sul comportamento termico e sulle proprietà magnetiche dell’asteroide, comunicandoli dunque alla sonda madre.

La missione prevede ancora un’ulteriore fase, la più spettacolare, quella del prelievo in profondità di alcuni frammenti, attraverso il lancio ad alta velocità di un “proiettile” che aprirà un cratere nel terreno e consentirà il recupero di materiale non contaminato dalle radiazioni cosmiche. Quindi Hayabusa 2 dovrà a sua volta scendere e raccogliere tali frammenti, per poi ripartire e riportarli sulla Terra nel 2020. E così si potrà analizzare più da vicino la materia di questi corpi primordiali e scoprire qualcosa in più dell’origine del nostro sistema.

 

Crediti immagine: da Go Miyazaki [CC BY-SA 4.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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