1 agosto 2018

Una spedizione tra i ghiacci sulle tracce del dirigibile Italia

A 90 anni dalla tragica avventura del dirigibile Italia, è partita la spedizione Polarquest per cercarne i resti, mai più ritrovati dopo il disastro del 1928, e per portare avanti diversi studi nella regione artica. Il veliero sostenibile Nanuq, con a bordo un team internazionale di esploratori e ricercatori, partito da Isafjördur, in Islanda, ha in programma di avventurarsi nel Mare Artico fino alle isole Svalbard, e di circumnavigare l’intero arcipelago; tra gli obiettivi, la misurazione e lo studio dei raggi cosmici a latitudini polari, il campionamento di microplastiche in mare, per la prima volta oltre gli 80° Nord, e appunto la ricognizione di numerose aree, anche attraverso l’uso di droni, nelle quali si ritiene probabile o possibile trovare tracce della missione guidata dal comandante Nobile.

Il progetto del dirigibile Italia, alimentato anche dai sogni di gloria del fascismo, era quello di compiere una serie di voli esplorativi in una fascia circumpolare estesa dall’estremità settentrionale della Groenlandia alla Siberia, portare la bandiera italiana al polo e promuovere varie attività di ricerca scientifica oceanografica, geografica e geofisica, allestendo un campo base di studio e di misurazione delle temperature; ma alla fine il bilancio complessivo della drammatica vicenda della ‘Tenda rossa’ fu di perdite di vite umane, polemiche e processi.

Giunto il 6 maggio alla base norvegese della Baia del Re nelle isole Svalbard il dirigibile Italia riuscì a esplorare circa 50.000 km2 di zone sconosciute, percorrendo oltre 4000 km tra le isole Francesco Giuseppe e la Severnaja Zemlja (Terra del Nord) siberiana; partito il 23 maggio da Ny-Ålesund nell’isola Spitzbergen, facendo rotta verso il polo, raggiunse la meta il giorno successivo, senza riuscire però ad atterrare a causa delle condizioni meteorologiche avverse, e il 25 maggio, colpito da una tempesta di neve si schiantò sul pack. Nell’impatto, dalla cabina divelta precipitarono sul ghiaccio dieci membri dell’equipaggio, tra cui Nobile, mentre il dirigibile, alleggerito della cabina, riprendeva quota per poi perdersi per sempre con il suo carico di altri sei uomini; uno di essi, con straordinaria presenza di spirito e generosità, riuscì a lanciare dall’aeromobile in allontanamento dei viveri, una radio e una tenda, in seguito colorata di rosso con l’anilina portata per gli esperimenti per renderla più visibile ai soccorritori. Iniziò così un dramma nel dramma: ci volle più di un mese perché i superstiti fossero individuati e infine raggiunti una prima volta da un piccolo velivolo, che aveva l’ordine tassativo di recuperare per primo il comandante in modo che potesse aiutare a coordinare i soccorsi, cosa che costò poi a Nobile durissime accuse e critiche, anche se non era stata una sua scelta. Tornato con un altro velivolo a prendere gli altri, lo stesso pilota precipitò rimanendo imprigionato tra i ghiacci, e prima che tutti i ‘naufraghi dei ghiacci’ potessero essere imbarcati in una nave che li avrebbe condotti definitivamente in salvo, il 12 luglio, durante tutte le operazioni di soccorso morirono in tutto otto persone, tra cui il leggendario esploratore norvegese Roald Amundsen. Violentissime le polemiche che infuriarono in seguito, con Nobile messo alla gogna e oggetto di accuse di incompetenza e viltà, rese forse più sferzanti dall’avversità che nutriva nei suoi confronti Italo Balbo, il capo dell’Aeronautica fascista, anche in considerazione della scarsa simpatia che Nobile aveva sempre dimostrato nei confronti del fascismo.

 

Crediti immagine: da Bundesarchiv, Bild 102-05736 / CC-BY-SA 3.0 [CC BY-SA 3.0 de (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en)], attraverso Wikimedia Commons


0