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01 febbraio 2012

Alla scoperta del tempo: il festival delle scienze di Roma

Si è oggi conclusa la settima edizione del Festival delle scienze di Roma, ospitata all’Auditorium Parco della Musica per quattro giorni. Ricco, come sempre, il programma, stimolante il percorso interdisciplinare, ma soprattutto avvincente il tema di fondo. È stato infatti il tempo al centro degli incontri, delle lectio magistralis, degli appuntamenti artistici e ludici (exibit, installazioni) che hanno riempito le quattro giornate del festival e hanno visto alternarsi scienziati, filosofi, scrittori. Ed è difficile trovare nelle scienze un ‘oggetto’ più vicino all’esperienza umana, anche quella più comune. Ma il tempo (che di ‘oggettivo’ ha ben poco, a ben vedere), lungi dall’essere qualcosa di banale, è sempre stato fonte di paradossi e problemi, e quindi stimolo inesauribile per la ricerca scientifica e la riflessione filosofica: dagli argomenti di Zenone di Elea (Achille piè veloce, che non riesce a raggiungere la tartaruga) alle conclusioni controintuitive a cui giunse Albert Einstein (il paradosso dei gemelli) rifiutando il concetto newtoniano di tempo (e di spazio) assoluto e ponendosi domande apparentemente inutili del tipo ‘cosa significa affermare che il treno è arrivato in stazione alle 19 in punto? Questo aspetto è stato approfondito in particolare dalla lectio magistralis di Jean-Pierre Luminet, astrofisico francese conosciuto in Italia per i suoi appassionanti saggi divulgativi, ricchi di aperture alla storia delle idee e al mondo dell’arte. Affascinante anche il dibattito tra il filosofo della scienza Giulio Giorello e il fisico teorico inglese Julian Barbour, che ha illustrato il tentativo della fisica quantistica di immaginare un Universo senza tempo.

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