20 novembre 2019

30 anni della Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

di Nicola Boccola

Intervista a Filomena Albano

Era il 20 novembre 1989 quando le Nazioni Unite (ONU) approvavano all’unanimità la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC, Convention on the Rights of the Child), l’atteso documento che affrontava in modo sistematico la tutela dei diritti del minore.

La Convenzione forniva finalmente uno strumento ai governi di tutto il mondo e contribuiva a superare la Dichiarazione Universale del 1959, che si era rivelata una manifestazione di intenti poco concreta. Composta da 54 articoli, la CRC è guidata da quattro princìpi fondamentali: tutti i bambini e gli adolescenti hanno gli stessi diritti, senza discriminazioni; la priorità del superiore interesse del minore in ogni legge e iniziativa; il loro diritto alla vita e allo sviluppo; il diritto di essere ascoltati e di esprimere le loro opinioni in tutte le decisioni che li riguardano.

L’Italia è uno dei 196 Paesi che l’ha ratificata, con la legge 176 del 1991; è stata poi creata nel 2011 l’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza (AGIA), con il preciso compito di promuovere e monitorare l’attuazione delle misure previste dalla convenzione. In occasione del trentennale l’AGIA ha curato il volume La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC): conquiste e prospettive a 30 anni dall’adozione; ne ha parlato con noi la garante Filomena Albano.

 

Quali sono stati i cambiamenti concreti ottenuti nel nostro Paese in seguito alla ratifica del 1991?

Da quel momento è andata progressivamente affermandosi la considerazione delle persone di minore età quali soggetti titolari di diritti e non meri destinatari di protezione; anche nell’impiego di espressioni che traducono questa rivoluzione culturale sul piano del linguaggio, ad esempio persone di minore età piuttosto che minori. L’anima della Convenzione è costituita dal principio del superiore interesse del minore, che deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni situazione che coinvolga minorenni, e non solo all’interno dei procedimenti che li riguardano: il best interests of the child è insieme un obiettivo e uno strumento. In Italia, ad esempio, la persona di minore età deve essere sentita in giudizio laddove abbia compiuto 12 anni. Più recentemente, chiunque abbia 14 anni può prestare il proprio consenso al trattamento dei dati personali nei servizi di offerta attiva e sono riconosciuti poteri di iniziativa ai minorenni vittime di cyberbullismo.

 

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In quali ambiti è necessario ancora operare per una sua piena applicazione?

Trent’anni dopo rimane ancora tanto da fare: i minorenni infatti sono ancora considerati in molti frangenti soggetto passivo di tutela. Tale considerazione è in larga parte dovuta all’assenza, in Italia, di una piena ed effettiva cultura dei diritti delle persone di minore età. È essenziale che tutti i diritti sanciti nella CRC siano effettivamente attuati. In quali ambiti oggi sia necessario intervenire prioritariamente ce lo ha indicato il Comitato ONU, lo scorso febbraio. Nella lista delle raccomandazioni indirizzate all’Italia figurano, tra le altre: contrastare le differenze tra regioni nell’accesso ai servizi; creare sistemi di monitoraggio, in particolare in tema di violenza, disabilità, minorenni fuori famiglia, salute mentale, dispersione scolastica; implementare l’ascolto e la partecipazione dei minorenni nei processi decisionali che li riguardano; garantire il diritto alla salute e predisporre un sistema uniforme e integrato di servizi di assistenza neuropsichiatrica infantile e adolescenziale, con l’obiettivo di minimizzare il ricorso ai farmaci; la necessità di contrastare l’abbandono scolastico e mettere in sicurezza gli edifici scolastici; migliorare il sistema di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati. Perché la Convenzione sia attuata è però condizione preliminare che sia conosciuta in tutte le sue manifestazioni, a partire dalla imprescindibile dimensione internazionale da cui essa proviene e si sviluppa. È anche questa la ragione del volume collettaneo oggi pubblicato, che verte proprio sulla dimensione internazionale della Convenzione e sulla sua attuazione in Italia, con un approfondimento sul tema della protezione dei diritti dei minorenni in situazioni transfrontaliere.

 

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Crediti immagine di copertina: Tetyana Kaganska / Shutterstock.com

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