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08 novembre 2017

Abitazioni fai da te. In Italia 5 milioni di case sono state costruite in proprio

Per molti italiani la casa di abitazione è soprattutto fai da te. Su 11,9 milioni di strutture destinate a uso abitativo, ben 5 milioni, ovvero il 41%, sono state costruite in proprio, avvalendosi di semplici figure professionali e sfiorando in alcuni casi l’abusivismo. Lo rivela una ricerca realizzata dal Cresme e dal Consiglio nazionale degli architetti dal titolo Chi ha progettato l’Italia? Ruolo dell’Architettura nella qualità del paesaggio edilizio italiano.

Secondo lo studio il 40% delle abitazioni (pari a 4,8 milioni di unità) è stato progettato da geometri e solo l’11% da architetti. Chiudono la classifica gli ingegneri, con appena 900.000 strutture. La ricerca ha fatto anche ordine sui periodi di costruzione del patrimonio immobiliare italiano: ben 2,15 milioni di case sono state erette prima del 1919; 1,38 milioni quelle che sono state realizzate tra le due guerre mondiali, con una media di 51.100 edifici l’anno; nel periodo tra il 1946 e il 1960, durante la fase della ricostruzione del dopoguerra, sono state costruite circa 1,66 milioni di abitazioni (circa 110.700 edifici all’anno); dal boom economico degli anni Sessanta fino a tutti gli anni Settanta sono state realizzate circa 2 milioni di strutture. Cifre che iniziano a scendere negli anni Ottanta (1,29 milioni). Gli anni Duemila, infine, hanno portato a una media di 80.000 case all’anno, mentre nell’ultimo decennio la media è scesa a 32.000.

Esiste un’Italia mono-bifamigliare, caratterizzata da edifici di piccole dimensioni realizzati, appunto, in proprio e in molti casi senza i necessari requisiti di legge. Nelle periferie sono più comuni invece edifici con almeno 5 abitazioni. E poi ci sono i centri storici, dove sono state costruite abitazioni piccole, ma che negli ultimi anni si è saputo recuperare e preservare, così da caratterizzare la peculiarità storica delle città italiane. In Italia vi sono complessivamente 15 milioni di edifici: di questi 11,9 milioni sono residenziali, destinati ad abitazioni e in parte ad attività di ufficio; 1,6 milioni sono invece gli edifici interamente destinati allo svolgimento di attività non residenziali, primarie, secondarie o terziarie; 1,5 milioni di edifici invece sono non utilizzati o non in grado di produrre reddito o destinati ad altri usi.

Proprio sulla progettazione e realizzazione degli edifici la ricerca pone alcuni interrogativi. Su 3600 cantieri e progetti di nuova costruzione presi in esame il 47,8% vede la presenza di un architetto, il 32,2% di un ingegnere e 19,8% di un geometra. Per questo il Consiglio nazionale degli architetti torna a rimarcare la necessità di approvare una legge sulla qualità dell’architettura sulla falsariga di quella già presente da 40 anni in Francia.


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