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13 febbraio 2015

Abolita l'area silenzio sul Frecciarossa

di Antonio Armano

Quando un Frecciarossa arriva a destinazione, cioè non si ferma per proseguire verso un'altra stazione, insieme agli addetti alle pulizie ufficiali salgono i 'ripulitori'. Vale a dire persone che percorrono tutte le carrozze con nonchalance e una borsa aperta in mano e buttano dentro tutto quel che trovano o meglio tutto quanto i passeggeri si sono dimenticati: dall'iPhone al caricatore dell'iPhone, dalla vecchia sciarpa al trolley di Piquadro.

Vado alla polizia ferroviaria di Roma per fare denuncia e mi dicono che non accettano più denunce per questo tipo di reati minori. Sarebbero obbligati ma questa è un'altra storia e lascio perdere perché c'è la coda e in coda c'è una famiglia di olandesi derubata sull'autobus e privata di tutto. Quando torno a Milano mi fermo sul binario a guardare. I passeggeri scendono, un uomo sui cinquanta passati sale, ha un'aria per bene, aspetto da sudamericano. Si guarda a destra e sinistra, butta tutto quello che trova nella borsa, percorre diverse carrozze e infine, quando incontra le squadre di pulizie ufficiali, sparisce come nel nulla. Non ci credevo ma le cose vanno proprio così. Chiedo a un ferroviere sul binario come è possibile che non ci si possa neanche più dimenticare una cosa che in due secondi sparisce e perché tollerino che i treni siano 'ripuliti', allarga le braccia con il solito sguardo tra l'impotente e l'affranto. Più impotente che affranto. Esattamente come succede quando protesti perché qualcuno parla al cellulare nella cosiddetta 'area silenzio'. Per la cronaca: l'aria silenzio sul Frecciarossa è stata pesantemente ridotta. Prima erano almeno un paio di carrozze ora solo mezza e non si trova mai posto. Anche se è una sconfitta forse è meglio così: era più lo stress che uno accumulava a far rispettare il divieto che il beneficio in termini di silenzio. Qualsiasi divieto in Italia è puramente indicativo a partire da quello che si inizia a guardare – ma non sempre a rispettare – da piccoli: 'L'uso dell'ascensore è proibito ai minori di 14 anni non accompagnati dai genitori'. Non sempre la quiete era interrotta da uno che telefonava. A volte un gruppo di colleghi che schiamazzava. Una volta c'era un tipo vestito alla moda, alla Lapo Elkan per intenderci ma più avanti con gli anni e con prevalenza di indumenti arancioni, che guardava un film sul computer con le cuffie e si spanzava dal ridere come neanche nelle risate registrate degli show televisivi americani. Un passeggero si è alzato e gli ha detto: 'Eh no, adesso basta, c'è un limite a tutto...' Quello si è tolto le cuffie e ha ascoltato la reprimenda. Dopo ogni reprimenda si diffondeva un clima di imbarazzo e soddisfazione per la giustizia e la quiete ripristinate. Fino alla prossima molestia sonora. Confesso una certa attrazione per le situazioni in cui la normale dinamica dei rapporti, le formalità delle interazioni tra estranei vengono meno. Le liti in posta. E naturalmente le proteste per il rumore nell'area silenzio. Di solito chi protestava veniva elogiato dagli altri passeggeri limitrofi. 'Bravo, ha fatto bene, volevo dirglielo io...' Il silenzio nell'area silenzio veniva protetto unicamente da un adesivo sul finestrino con il cellulare barrato. Ho chiesto più volte al personale di bordo come mai, tra tutti i frequenti annunci rivolti ai viaggiatori non ce ne fosse uno che ricordava il divieto di telefonare nell'area silenzio. Mi hanno risposto la solita irritante e sciatta sfilza di giustificazioni all'italiana: 'Ci sono già gli adesivi, più chiaro di così, tanto se ne fregano'... In Germania, dove le leggi sono rispettate molto più che in Italia, trovi pure i cartelli nei parchi con il disegno del cane nell'atto di defecare e la croce sopra per indicare il divieto. Qui, no, ci affidiamo alla vetrofania. Appena salivi sul treno e prendevi posto in carrozza partivano le prime telefonate. Ma ti dicevi: aspettiamo di essere partiti, bisogna essere tolleranti. Poi ecco un'altra suoneria. Alla seconda o terza telefonata ti vedevi costretto a ricordare al passeggero il divieto. Qualcuno chiedeva scusa. La maggior parte accampavano scuse. Si ribellavano. Non accettavano di essere sottoposti a una limitazione. Di passare per maleducati. Di essere dalla parte del torto. Qualcuno effettivamente non sapeva di essere finito nell'area silenzio, incolpava la biglietteria della stazione, l'agenzia... Magari nelle altre carrozze c'era il tutto esaurito. Questo succedeva anche al tempo della 'carrozza fumatori', una roba turca che poi è stata abolita. Mi è capitato di finirci perché non c'era più posto altrove o di incontrare famiglie con bambini a cui era toccata la stessa sorte. I fumatori non perdonavano: qui siamo nella carrozza fumatori e chissenefrega pensavano con evidente soddisfazione di ghettizzati sbuffando in faccia al bambino di turno. La carrozza fumatori non esiste più da un pezzo ma resta la scocciatura dei telefonini. Per fortuna ora Whatsapp e Facebook nonché le mail dal mobile vengono usati massicciamente e riducono il numero di telefonate (anche di lettori di libri ma anche questa è un'altra storia). Ciò non toglie che può capitare di finire vicino a telefonisti compulsivi che urlano i fatti loro per breve o lungo tempo. Spesso si tratta di affari, riunioni, ordini da evadere eccetera. Tubi, valvole, tomaie, viti, scazzi aziendali, nomi e cognomi scanditi e ripetuti... Vita quotidiana al lavoro. Come al mercato del pesce. Non mancano i politici e altre categorie. Si sperava sempre che il personale di bordo, insomma i ferrovieri, come si chiamavano una volta, passando sgridassero i trasgressori. Non sempre passavano al momento giusto. Di solito quando era il ferroviere a sgridarli, i trasgressori stavano zitti. Altre volte protestavano, minacciando il solito 'Lei non sa chi sono io'. 'Io ora chiamo l'amministratore delegato di Trenitalia' e così via. Altre volte ancora i ferrovieri passavano nell'area silenzio telefonando loro stessi! Il solito desolante menefreghismo all'italiana. Alla fine, da alcuni mesi, l'area silenzio è stata ridotta a una mezza carrozza della business dove non si trova mai posto. Sarà che le carrozze dell'area silenzio erano meno frequentate delle altre, sarà che uno prende il treno invece dell'aereo anche perché sull'aereo non puoi telefonare né ricevere telefonate, sarà che qualcuno avrà protestato con i vertici di Trenialia come minacciato... Sia come sia è fallito il tentativo di far rispettare una norma agli italiani. Un po' di educazione civica. Gli italiani sono molto bravi a prendersela con i politici accusandoli di ogni nefandezza ma quando le regole le devono rispettare loro, cercano sempre di fare i furbi. Questo è il Paese reale. La classe dirigente che viaggia sulla lucrosa tratta Roma-Milano ma anche il resto degli italiani. Bisognerebbe partire dai comportamenti comuni per capire perché le cose vanno come vanno. Certo poi ci sono sempre le bande di 'ripulitori'... La fenomenologia del Frecciarossa, questo treno che si chiama come un celebre omologo sovietico, ma è sottoposto a una deriva comportamentale mediterranea, è sempre in aggiornamento.


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