04 maggio 2017

Anche nel campo della salute cresce il divario tra Nord e Sud

La “questione meridionale”, con i suoi squilibri nella distribuzione delle risorse, continua a segnare la salute degli italiani. Crescono al Sud i malati cronici e il consumo di farmaci, mentre calano i vaccini. Migliorano gli stili di vita, da sempre fardello della salute pubblica in Italia, ma fanno eccezione il consumo di alcol e le cattive abitudini alimentari, ancora in crescita. A rivelarlo è il Rapporto Osservasalute 2016, presentato il 10 aprile a Roma dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, presso il Policlinico universitario Agostino Gemelli.

Si tratta di un’analisi approfondita dello stato di salute e della qualità dell’assistenza sanitaria regionale in Italia, che evidenzia qualche timido miglioramento ma anche la difficoltà di risolvere problemi antichi e ben conosciuti, che continuano a segnare la vita degli italiani con un forte squilibrio tra Nord e Sud.

Nell’Italia meridionale la mortalità prematura, sotto i 70 anni di vita, che secondo l’OMS testimonia l’inefficacia dei servizi sanitari, è in continuo, sensibile aumento, mentre al Nord diminuisce e al Centro resta stabile. La spesa pro capite, che in media è di 1838 euro, raggiunge i 2255 euro a Bolzano e scende a 1725 euro in Calabria: una differenza importante considerando che ci troviamo nello stesso Paese. Un altro esempio eclatante è quello degli screening oncologici, che, se in Lombardia coprono quasi il 100% della popolazione, in Calabria raggiungono a stento il 30% dei residenti.

Difficile pensare che una distanza simile possa essere causata solo dalla differenza di risorse a disposizione delle Regioni. Infatti, analizzando nel dettaglio i numeri dell’Osservatorio, emerge che molte regioni del Nord migliorano le loro performance senza aumentare la spesa, mentre nel Mezzogiorno c’è chi riesce a fare peggio anche quando le risorse a disposizione crescono.

E a preoccupare non è solo il divario tra Nord e Sud; sotto osservazione è anche la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale nel suo complesso. Oltre alle difficoltà economiche legate ai vincoli imposti dal Trattato di Maastricht e alla crisi economica dell’Unione Europea, infatti, l’Italia deve fronteggiare anche i problemi legati al costante invecchiamento della popolazione, in particolare quelli legati al forte aumento delle malattie croniche, che riguardano quasi 4 italiani su 10, con costi altissimi per il SSN.

 


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