22 agosto 2019

At home. La casa come simbolo del tempo che passa

La casa è da sempre lo specchio perfetto di coloro che la abitano, ne rivela gusti e abitudini, ma non solo: segna anche il tempo che passa, le mode e i costumi che cambiano e si modificano insieme alle evoluzioni sociali ed economiche, ai progressi tecnologici anche del semplice vivere quotidiano e alla cultura, mai identica a sé stessa nel trascorrere degli anni.

Una mostra, aperta al pubblico fino al 22 marzo del prossimo anno al MAXXI (il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo) di Roma, che reca l’evocativo titolo di At home. Progetti per l’abitare contemporaneo, racconta proprio come è cambiata la casa, e con essa il concetto stesso dell’abitare, dal dopoguerra a oggi e la nostra stessa evoluzione nel tempo all’interno del vissuto degli spazi abitativi.

La mostra, che rappresenta il nuovo allestimento della collezione di architettura del MAXXI, è curata da Margherita Guccione e Pippo Cione, rispettivamente direttore e senior curator del MAXXI Architettura, e propone un’originale chiave di lettura dell’idea di casa, che si snoda attraverso un percorso espositivo creato per donare ai fruitori un punto di vista inedito, facendo dialogare le opere dei più grandi architetti del Novecento con i nomi emergenti del mondo del design e dell’architettura su scala internazionale, attraverso una serie di “duetti” d’autore, nonché  presentando i padiglioni site specific e alcune fotografie d’autore che arricchiscono la prospettiva di una dose ulteriore di bellezza.

Tra i duetti sicuramente più interessanti quello della famosa Casa Malaparte di Adalberto Libero, arroccata sulle rocce dell’isola di Capri, che si apre a un originale dialogo con il rifugio sulle Dolomiti realizzato dal giovane studio Demogo; oppure Casa Baldi a Roma (opera prima di Paolo Portoghesi) messa in correlazione con la nuovissima The Capital Hill, ultimata solo nel 2018, la casa spaziale che il miliardario russo Vladislav Doronin si è fatto realizzare da Zaha Hadid nelle foreste dei dintorni di Mosca.

Proprio questo secondo duetto introduce uno dei temi chiave della mostra, cioè il passaggio dal singolare al collettivo, quindi dalla canonica casa monofamiliare, simbolo di una determinata epoca cui corrisponde una precisa e ben determinata situazione socioeconomica nonché politica, fino ad arrivare al quartiere intensivo.

Si passa poi nella dimensione intermedia dell’abitare collettivo, con gli esempi delle celebri palazzine romane realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del secolo scorso da Giulio Gra a Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, fino ad arrivare, in chiusura, al  laboratorio urbano del Nuovo Corviale di Mario Fiorentino (il cosiddetto Serpentone), il grande complesso residenziale del quartiere Portuense di Roma o alle diverse storie di cohousing (tra cui i collegi universitari di Urbino di Giancarlo De Carlo).

Il racconto della metamorfosi del concetto dell’abitare seguito dalla mostra si arricchisce poi di tutta una serie di iniziative, da lezioni sulle differenti tipologie abitative a visite guidate alle case romane citate nel percorso espositivo, per realizzare un progetto il più possibile completo e inclusivo, che sia per il visitatore soprattutto un’esperienza nel senso più pieno che questa parola riveste.

 

At home. Progetti per l’abitare contemporaneo, MAXXI, Roma, fino al 22 marzo 2020

 

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