15 luglio 2019

Bambini britannici in emergenza alimentare

Il problema dell’emergenza alimentare, che ha ricadute pesanti soprattutto sulla popolazione infantile, riguarda non solo i Paesi economicamente meno sviluppati, ma anche quelli ad alto reddito. Secondo i dati dell’UNICEF (il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia), uno di essi è il Regno Unito: pur rappresentando la quinta più grande economia del mondo, oltre il 19% dei bambini britannici sotto i 15 anni vive infatti in famiglie o, più in generale, sotto la responsabilità di adulti che non sono in grado di provvedere adeguatamente al loro sostentamento e non comprano loro cibo in quantità sufficiente. I dati del report UNICEF (Children in the Developed World) risalgono al 2017 e mostrano un Paese con una situazione di malnutrizione infantile tra le peggiori in Europa e con tassi paragonabili a quelli degli Stati Uniti: oggi nel Regno Unito un bambino su quattro vive in condizioni di povertà; una povertà che condiziona pesantemente l’infanzia, non solo sotto l’aspetto del sostentamento alimentare, ma anche sotto quello della socializzazione con i coetanei (in occasione per esempio di eventi specifici come gite, vacanze o feste che spesso i genitori non possono permettersi), e che inoltre diminuisce drasticamente anche la possibilità di uscire da questa condizione di disagio in età adulta, per il mancato accesso a una piena istruzione che preclude di fatto un futuro migliore e una condizione economica più solida.

Le famiglie numerose sono statisticamente, per ovvi motivi, quelle che corrono il rischio maggiore di cadere in una situazione di povertà e, spesso, un cambiamento negativo sul fronte lavorativo per uno o entrambi i genitori condiziona la vita di un’intera famiglia, anche sul lungo periodo: è dimostrato infatti che, divenuti adulti, i bambini che hanno vissuto gravi problemi economici e che hanno sofferto la fame hanno non soltanto una qualità della vita più bassa, ma anche complessivamente una minore aspettativa di vita. In sintesi, vivono peggio e vivono meno dei loro coetanei più ricchi.

Come racconta un articolo del World Economic Forum (WEF), tale situazione è testimoniata da moltissimi insegnanti su tutto il territorio nazionale (la situazione peggiore resta comunque quella di Londra), che raccontano di bambini che arrivano a scuola senza il pranzo perché i genitori non possono permettersi di comprarglielo e che frugano addirittura nei cassonetti scolastici alla ricerca di cibo. Storie di ordinaria povertà, nonostante i pasti scolastici gratuiti forniti dal governo britannico per i primi tre anni di istruzione (cioè per i bambini più o meno fino a sette anni) che si configurano, per legge, come parte integrante dei sussidi di cui i genitori (o eventuali tutori) dei bambini stessi possono usufruire avendone diritto; progressivamente, però, diminuisce il numero di bambini con diritto al pasto gratuito perché, parallelamente, diminuisce il numero degli adulti che può beneficiare di tali sussidi, in un sistema di welfare insufficiente, che presenta enormi lacune e situazioni controverse.

Il Child Poverty Action Group, un’associazione non profit britannica che da anni lotta contro l’insicurezza alimentare infantile nel Regno Unito, fornisce dei dati ancora peggiori di quelli del rapporto UNICEF, portando addirittura al 30% il numero di bambini che vive in povertà per un totale di 4,1 milioni e il 67% di loro vive in famiglie dove c’è un adulto che lavora: i cittadini, pur lavorando, non riescono a garantire ai propri figli neanche il diritto minimo a un’alimentazione adeguata.

Stando ai soli dati UNICEF è possibile notare il divario dell’incertezza alimentare tra la Gran Bretagna con oltre il 19% e, ad esempio, l’Italia (sicuramente molto meno ricca e con un PIL pro capite più basso), ma in cui la povertà infantile si ferma all’8,5%.

Questo probabilmente perché, come constatato anche dal WEF, nel suo indice di sviluppo inclusivo dello scorso anno, nel Regno Unito il divario tra ricchi e poveri continua a crescere in maniera indiscriminata: di tale disuguaglianza nell’accesso alla ricchezza (anche ovviamente intesa come sicurezza e benessere alimentare) fanno le spese maggiormente le categorie più deboli e, in particolare, i bambini.

 

Immagine: L’ora del pranzo nella mensa della Chipstead Council School nel Surrey, Regno Unito (1942). Crediti: Ministry of Information Photo Division Photographer  (http://media.iwm.org.uk/iwm/mediaLib//42/media-42634/large.jpg) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

 


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