12 aprile 2019

Buone Nuove. Insegna in Kenya il vincitore del Global Teacher Prize 2019

Peter Tabichi, il keniota vincitore del Global Teacher Prize 2019 assegnato dalla Varkey Foundation, è uno di quegli insegnanti che “curano i malati e non i sani”, secondo la famosa definizione di don Lorenzo Milani, con metodi modernissimi. Insegna matematica e fisica alla Keriko Village Mixed Day Secondary School di Pwani village, un villaggio della Coast Province, sull’Oceano Indiano, talmente remoto che cercandolo su Google lo si trova solo sotto il nome dell’insegnante divenuto da poco famoso. Si tratta infatti di una zona rurale poverissima e semiarida di un Paese, il Kenya, tra i più poveri, in cui il tasso di alfabetizzazione è nella media degli altri dell’East African Community (è al 78%, pari a Uganda e Tanzania, superiore al 70,5% del Ruanda, ma inferiore all’85,5% del Burundi), ma ha subito negli ultimi anni oscillazioni negative invece che positive (era all’87,4% nel 2010), a causa probabilmente dei violenti conflitti politici seguiti alle elezioni del 2007, che hanno rappresentato una battuta d’arresto del processo di consolidamento democratico. Inoltre in Kenya la disoccupazione giovanile è tra le più alte dell’Africa orientale, e oltre l’80% delle persone non ha accesso a Internet, anche se la maggioranza di esse possiede uno smartphone. Superare il digital divide, soprattutto nelle zone rurali, è riconosciuto come una priorità per il Kenya e gli altri Paesi dell’area, e in tal senso sono stati avviati programmi di vario genere, come il Global Leadership Programme for Africa, che permette l’accesso a borse di studio anche a chi non ha la connessione, o il Digital Economy for Africa della Banca mondiale, ma la strada da percorrere è ancora lunghissima. Il Kenya infatti ha compiuto sforzi notevoli per mettersi in pari e raggiungere gli standard dei Paesi africani più connessi, ma ancora non è riuscito a raggiungerli ponendosi al 181° posto su 209 Paesi della classifica mondiale (l’Uganda è al 168°, il Ruanda 172°, la Tanzania al 182°, il Burundi al 205°).

Il contesto in cui lavora Peter Tabichi è drammaticamente svantaggiato: il rapporto tra insegnante e studenti è di 1 a 58, il 90% dei suoi alunni proviene da famiglie povere, quasi un alunno su tre è orfano di almeno un genitore. Non è tanto per la sua generosità che Tabichi colpisce – è un frate francescano e devolve l’80% del suo stipendio alla comunità –, ma per i risultati eccezionali che riesce a ottenere pur nella scarsità degli strumenti a disposizione. Alla Keriko Village Mixed Day Secondary School vi è un solo computer, con connessione intermittente, ma Tabichi dedica l’80% del suo insegnamento alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, spingendo gli studenti a frequentare gli internet café, a scaricare i dati sul cellulare e quindi a condividerli in classe off-line. Quando si parla di tassi di alfabetizzazione, ci si riferisce alle competenze base di lettura e scrittura, ma per lo sviluppo economico sono ormai altrettanto importanti le conoscenze informatiche, e ancor più lo saranno nel futuro. L’anno scorso alcuni suoi studenti si sono classificati alla Kenya Science and Engineering Fair e quest’anno alla Intel International Science and Engineering Fair, che si terrà a maggio in Arizona; hanno anche ottenuto un premio alla Royal Society of Chemistry in Gran Bretagna.

 

Una visita della NTV Kenya alla Keriko Secondary School

 

Ma il lavoro di Tabichi non si limita a fornire questo genere di competenze specialistiche – e non potrebbe essere efficace se si limitasse a esse. Infatti, ha dovuto lavorare anche sui conflitti che hanno dilaniato la comunità dopo le elezioni del 2007, e superare i pregiudizi e le divisioni tra i diversi gruppi religiosi presenti nella sua classe, organizzando delle associazioni per la pace. Ha inoltre dovuto sensibilizzare le famiglie sull’importanza dell’istruzione, anche di quella femminile, per affrontare il problema dell’abbandono scolastico: gli iscritti sono quindi saliti in pochi anni in numero considerevole, e raddoppiati sono coloro che hanno proseguito gli studi all’università; è andato a prendere i ragazzi nelle case e nei loro villaggi, e ha seguito fuori dall’orario scolastico quelli con maggiori difficoltà. Infine, ha studiato tecniche di coltura per affrontare il problema delle fasi ricorrenti di carestia.

 

Immagine: Peter Tabichi (24 marzo 2019). Crediti: The Varkey Foundation [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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