16 dicembre 2015

Chi è Luther Blissett? In principio era il calciatore

di Lorenzo Longhi

Un giorno, quando tutti potevano essere Luther Blissett, Luther Blissett si trovò circondato. Apparentemente, tutti erano Luther Blissett, tutto era Luther Blissett: chiunque può essere Luther Blissett semplicemente adottando il nome Luther Blissett, era scritto nel manifesto, e fu così che le prodezze dei guerriglieri suoi omonimi arrivarono ad oscurare anche la fama dell'originale, tanto che alcuni ignoravano che il nome Luther Blissett, la più formidabile identità multipla della scena controculturale italiana , fosse stato mutuato da quello di un uomo, di mestiere calciatore, che era stato anche assai celebre quindici anni prima di diventare un caso. Un caso che fa ancora parlare, con la recente uscita, per l'editore Rave up, de Il Luther Blisset Project a Roma 1995-1999, 223 pagine che celebrano il cortocircuito creato al tempo dalla colonna romana, nata dopo quella bolognese che per prima ruppe gli schemi inventandosi una macchina da guerriglia culturale che non ha eguali.

Il tutto mentre quel Luther Blissett, ignaro di quanto stava accadendo, chiudeva la sua carriera da calciatore a Fakenham, nel Norfolk, dopo essere stato un mito nel Watford di Elton John (e, in seguito, anche nell'allora meno noto Bournemouth) ed avere lasciato il segno anche in Italia, dove però rimane considerato un... bidone fra i tanti stranieri giunti dopo la riapertura delle frontiere per la A italiana, quando venne tesserato dal Milan . Classe 1958, britannico nato in Giamaica, Blissett non è stato un calciatore qualunque, e il modo in cui è ricordato in Italia non rende giustizia a una carriera ben più che onorevole, segnata peraltro da momenti topici: fu il primo a costare più di un milione di sterline – la cifra che il Milan pagò al Watford – e, nel 1982, fu il primo giocatore di origine afroamericana a segnare una tripletta con la maglia della nazionale inglese. Accadde contro il Lussemburgo, furono tre facilissimi gol da pochi metri e a porta vuota, marcato da nessuno, ma questo non fa altro che aumentare la sua leggenda sportiva. E mentre, come in un singolare passaggio di consegne, lui lasciava il calcio, nel 1994, un altro Luther Blissett nasceva per diventare anche più famoso di lui.

L'altro Luther Blissett, o meglio gli altri Luther Blissett, hanno avuto una vita più breve, ma molto movimentata. Uno, nessuno e centomila, dal 1994 al 1999 (pochi mesi più tardi arrivò il "seppuku", il suicidio simbolico dei Luther Blissett originari) crebbero in creatività e qualità: gli inganni e le beffe di cui si resero protagonisti divennero il terrore delle redazioni giornalistiche, gabbate da sabotaggi memorabili, mentre le performance e le pubblicazioni del nome multiplo si sprecavano, alcune a loro volta cavalli di Troia per nuove beffe (come nel caso del libro Net@generation, edito illo tempore da Mondadori), altre destinate a diventare dei veri e propri classici come Mind invaders (Castelvecchi). Era la guerra psichica di Luther Blissett, in un mondo non così remoto ma comunque diverso da quello attuale – dove il web e i social network hanno cambiato il paradigma del sistema informativo, e non in meglio, in tema di fruizione e interpretazione delle notizie, vere o bufale che siano  – nel quale il fenomeno divenne incontrollabile. Un'avanguardia di per sé indefinibile perché multiforme, difficile da etichettare in maniera univoca, e che certo non si esemplifica nella fortunatissima pubblicazione di un romanzo storico, Q, tradotto in oltre una dozzina di lingue e capace di vendere, in totale dal 1999 a oggi, oltre 240 mila copie.

Inevitabilmente, le storie di Luther Blissett e dei tanti Luther Blissett finirono per incrociarsi quando Luther, l'ormai ex calciatore, venne a conoscenza del fenomeno proprio grazie a Q, per poi rendersi conto successivamente di tutto ciò che era stato prima e che era divenuto sostanzialmente incontrollabile. Stupito e sorpreso dapprima, cominciò poi a divertirsi nel leggere il suo nome accostato a situazioni in cui non si sarebbe mai immaginato . «Per quanto strana, per me fu tutta pubblicità», raccontò, e nel 2004 giocò lui stesso, Luther Blissett, a impersonare Luther Blissett nel corso di un programma di Itv, Fantasy Football, leggendo in italiano lo slogan del Luther Blissett Project, quello che invitava chiunque a essere Luther Blissett. Tanto più lui, che lo era già.

 

Bibliografia -       Luther Blisset, Mind Invaders-Come fottere i media: manuale di guerriglia e sabotaggio culturale , Castelvecchi (2000) -       Luther Blissett, Il Luther Blisset Project a Roma 1995-1999, Rave up (2015) -       Marco Tomassini, Tattiche di mitopioesi-Guida impossibile al Luther Blisset Project, Ecig (2013)

 

 Web -       lutherblissett.net -       Luther Blissett a Fantasy Football (2004) -       Wu Ming foundation -       Intervista a Luther Blissett (Sky Sport, 2011)

 


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