1 marzo 2019

Chi sono i maggiori divulgatori di fake news

Quanto è avvenuto negli Stati Uniti durante le elezioni del 2016, ossia il tentativo – sulla cui efficacia permangono tuttavia dubbi – di condizionare il voto mediante la diffusione in rete di notizie false, continua a essere discusso in una sempre più ampia letteratura: si cerca di comprendere chi e perché abbia contribuito a diffondere (non solo a creare), in buona o cattiva fede, informazioni faziose, e per quale motivo tante persone non sanno distinguere non solo una notizia falsa da una vera, ma neppure una verosimile da una del tutto improbabile.

Due nuovi studi tra di loro indipendenti hanno cercato di delineare un profilo di coloro che più spesso condividono notizie false, attingendole da siti a questo preposti, e sono giunti a conclusioni simili.

Il primo, dal titolo Less than you think: Prevalence and predictors of fake news dissemination on Facebook, pubblicato su Science Advances, ha scelto come punto di osservazione Facebook, di cui sono state analizzate le pagine di circa 1300 utenti, che hanno accettato di metterle a disposizione dei ricercatori, fornendo loro inoltre dati anagrafici, curriculari e politico-ideologici. I ricercatori hanno notato che la percentuale di coloro che attinge a siti di fake news condividendole è bassa, e si aggira intorno all’8,5%; che vi sono diversi profili che le condividono in numero ridotto, e pochi casi invece che sono particolarmente attivi; che sono più propensi a farlo i conservatori e i Repubblicani (18%) rispetto ai Democratici (3,5%) – ma ciò, spiegano gli studiosi, potrebbe dipendere dal fatto che il maggior numero di siti di notizie false erano favorevoli a Donald Trump e contro Hillary Clinton; infine, e questo è il risultato più chiaro della ricerca, che la maggior parte di essi era over 65: “il miglior predittore” è l’età, scrivono i ricercatori, nessun’altra variabile esaminata – sesso, reddito, istruzione – pesa altrettanto. Infatti, l’11,3 % di persone con più di 65 anni ha condiviso link da siti menzogneri, contro il 3% delle persone tra i 18 e 29 anni. Questo fenomeno potrebbe essere correlato direttamente all’età, nel senso che invecchiando si diventa più “creduloni”, o dal fatto che si tratta da una generazione non nativa digitale: per scoprirlo con certezza, bisognerà forse attendere che anche i nativi digitali diventino anziani.

Il secondo studio, intitolato Fake news on Twitter during the 2016 U.S. presidential election, uscito su Science, ha invece analizzato il fenomeno su Twitter. In questo caso gli account esaminati sono stati oltre 16.000 e le informazioni sulla ideologia politica sono state raccolte non attraverso interviste come nella precedente ricerca, ma analizzando i contenuti dei tweet. I ricercatori hanno notato che solo lo 0,1% degli utenti, ma eccezionalmente prolifici e molto impegnati politicamente, era responsabile di circa l’80% di notizie false; che la maggior parte di essi era di orientamento di destra o estrema destra (solo il 5% dei profili di sinistra tra quelli analizzati ha condiviso fake news, contro il 21% di quelli di estrema destra); e ha confermato l’età media piuttosto alta di coloro che condividono tali notizie. Nonostante non vi sia una definizione unanime di fake news, e benché il tema sia molto complesso perché tende talvolta a confondersi con il concetto stesso di opinione, è molto probabile che gli anziani, non pienamente consapevoli del “nuovo” mezzo, e abituati dalla stampa tradizionale a fonti di informazione già selezionate e “confezionate”, incontrino maggiori difficoltà dei giovani ad assumere un atteggiamento critico rispetto a quanto viene loro proposto sul web.

 

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