12 gennaio 2018

Come ci si muove nelle nostre grandi città

I napoletani camminano, i milanesi lasciano l’auto a casa, i genovesi amano autobus e moto, i romani impazziscono. La mobilità, soprattutto nelle 14 città metropolitane, in cui vive più di un terzo degli italiani, è uno degli aspetti più critici della vita di molti di noi. Scegliere per i figli la scuola in prossimità della casa o del luogo di lavoro, ridurre il più possibile i tempi di percorrenza e studiare i percorsi più brevi e le modalità migliori sono preoccupazioni non secondarie, che influenzano la qualità delle nostre esistenze quotidiane. Inoltre, quanto più si razionalizzano i modi e i tempi «per andare dove dobbiamo andare», come avrebbe detto Totò, tanto più si riduce l’inquinamento che rende a tratti irrespirabile l’aria di molte nostre città.

Tratta diffusamente di questo aspetto il XIII Rapporto: qualità dell’ambiente urbano - Edizione 2017, uscito a dicembre e realizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che dedica inoltre quest’anno il tradizionale focus alla mobilità pedonale, una prassi sana ma sempre più rara.

Tutti i giorni in Italia si spostano per raggiungere il posto di lavoro o di studio quasi 29 milioni di persone, circa 10 milioni delle quali risiedono nelle aree delle 14 città metropolitane. La stragrande maggioranza di esse si serve di un mezzo di trasporto, mentre il 18% circa si muove a piedi. Gli italiani, inoltre, dimostrano una decisamente eccessiva ossessione per l’automobile, il cui uso negli ultimi 50 anni è costantemente cresciuto, contrariamente al resto dell’Europa, e soltanto durante le più gravi crisi, come quella petrolifera degli anni Settanta o quella economica iniziata nel 2011, si è registrato un rallentamento nei ritmi di crescita di tale settore. Si pensi che, secondo i dati Istat riportati dal Rapporto, per gli spostamenti da casa al lavoro nel 1971 oltre 4 milioni e mezzo di italiani si muovevano a piedi, quasi 3 milioni usavano il mezzo pubblico, circa 4 milioni l’automobile privata, 1.861.809 il motociclo, 1.252.370 la bici; alla data dell’ultimo censimento, il 2011, l’uso di tutti questi mezzi si è quasi dimezzato (2.144.008 persone si sono mosse a piedi, 1.752.289 con il servizio pubblico, 798.881 in bici e 796.625 con moto, scooter ecc.), tranne che quello dell’automobile, che è più che triplicato (13.666.743 persone l’hanno scelta per spostarsi, cioè il 71% della popolazione). Non stupisce quindi che il servizio pubblico sia responsabile di appena il 10% circa delle emissioni di ossidi di azoto nelle nostre città e che perciò, seppure venisse completamente convertito in elettrico, ciò non potrebbe incidere in modo rilevante sul problema dell’inquinamento; e si comprende facilmente anche quanto sia necessario che le automobili diventino sempre meno inquinanti e quanto sarebbe soprattutto opportuno disincentivarne in ogni modo la circolazione.

Bisogna però aggiungere che se negli anni Settanta eravamo molto più ‘ecologisti’ di oggi (certamente senza saperlo, e probabilmente solo per minore disponibilità economica), a partire dai primi anni Duemila si sta assistendo a una positiva inversione di tendenza. Per citare solo due esempi, dal 2001 al 2011 a Milano e Napoli l’uso dell’auto privata è diminuito rispettivamente dal 44% al 35% e dal 49% al 44%, mentre è aumentato l’uso del servizio pubblico rispettivamente dal 32% al 39% e dal 24% al 27% – una tendenza che si registra anche in altre città italiane. La città metropolitana in cui l’automobile è meno utilizzata è Genova (33,3%), che detiene anche il primato positivo dell’uso del mezzo pubblico (29%) – ma i genovesi usano più di tutti gli altri cittadini metropolitani scooter e consimili – seguita poi da Milano e Roma, mentre Napoli, seguita da Bari e Palermo, è la città in cui più che in altre ci si muove a piedi, forse anche per la mitezza delle temperature. Cagliari e Catania, invece, sono le prime nell’uso dell’automobile.

Infine, uno sguardo ai tempi di percorrenza. In generale, la grande maggioranza degli spostamenti avviene all’interno delle aree metropolitane, mentre la quota di persone che arriva in città da altre zone è limitata: in valori percentuali, Cagliari è quella che accoglie il maggior numero di pendolari con il 15,4% (in termini assoluti 64.691 persone), seguita da Milano con il 12%, mentre rarissimi sono gli spostamenti dalle aree urbane verso l’esterno.

Considerato l’insieme di tutti gli spostamenti in tutte le città metropolitane, il 46% delle persone impiega per arrivare nel luogo di studio o lavoro fino a 15 minuti, il 29,1% dai 16 ai 30, il 18,5% dai 31 a 60, il 6,3% più di un’ora. La città in cui ci si muove più lentamente – un dato questo che immaginiamo non stupirà i lettori – è Roma, in cui l’11% delle persone impiega più di un’ora e il 25,4% impiega dai 31 ai 60 minuti, valori entrambi superiori a quelli di tutte le altre città metropolitane. Per fare un raffronto significativo, a Milano, la seconda città per popolazione e quindi di non troppa inferiore complessità, dove peraltro è molto più rilevante il fenomeno del pendolarismo (come si è visto, il 12%, che corrisponde a 365.455 persone ogni giorno, contro il 2,5% della capitale, corrispondente a 98.484 persone), impiega più di un’ora il 6,2% delle persone e il 23,8 tra i 31 e i 60 minuti.


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