Questo sito contribuisce all'audience di
16 novembre 2017

Come spiegare il terrorismo ai bambini

di Eugenia Romanelli

Il camion di Halloween sulla ciclabile di New York, il disastro di Marsiglia del primo ottobre scorso, l’attacco nella stazione di Parsons Green a Londra di settembre, l’attentato di agosto a Barcellona, o quello al concerto di Ariana Grande a Manchester, poco prima, e poi i fatti di Nizza, Parigi e Bruxelles. Le immagini bombardano (appunto) chiunque, in TV, sui social, su internet, negli smartphone, alla radio.

È possibile difendere i bambini? Molto difficile. È infatti probabile che sentano un discorso, una tensione, o vedano un pezzo di video, di una foto. Il primo che tentò di spiegare il terrorismo ai più piccoli dopo la strage di Parigi fu Astrapi, giornalino per bambini francese, che uscì con un’edizione speciale di due pagine per trovare le parole per dirlo. A loro, proprio a loro, che non hanno il concetto mentale di “terrorismo”. Filomena Albano, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, dopo l’attacco di Manchester fece un toccante post su Facebook per i bambini, incitandoli a non avere paura. E poi, come non pensare poi al bellissimo Il terrorismo spiegato ai nostri figli, uscito qualche mese fa, del grande Tahar Ben Jelloun?

Da qualche settimana, intanto, nelle librerie è arrivato Dopo il temporale, un libro che appunto spiega ai bambini che cosa sia il terrorismo. Vero gioiello, il testo è scritto niente di meno che da Hélène Romano, psicoterapeuta e psicopatologa specializzata in traumi infantili, con le illustrazioni di Adolie Day. Adatto per i bambini e le bambine dai sei anni in su, le  quindici tavole di parole e disegni accompagnano non solo i più piccoli, ma anche gli adulti (genitori, maestre, educatori e figure di riferimento in generale) a trovare le parole per raccontare che cosa accade, dentro e fuori di noi, quando c’è un attentato terroristico.

Si tratta di uno strumento importante, perché quando un bambino entra in contatto con immagini o concetti che riguardano un attentato, ma anche se sentono la paura e la preoccupazione di genitori e figure di riferimento, entrano in uno stato di ansia insopportabile, proprio per il fatto di non avere le risorse per comprendere ciò che sta accadendo: “La clinica ci racconta che tutti i bambini sono stressati quando si verifica un attacco terroristico, anche se non sono coinvolti direttamente – spiega Matteo Bianchini, esperto di educazione affettiva e relazionale e docente alla facoltà di Scienze di formazione dell’Università di Firenze, ma anche mediatore familiare –. Infatti i più piccoli sono estremamente reattivi ai cambiamenti di umore di chi li circonda, ed è importante dire loro la verità, attraverso un linguaggio accessibile, per metterli in condizioni di capire, e quindi di governare le emozioni. Il grande valore di questo libro è proprio il mettere in racconto i sentimenti della protagonista, completamente smarrita di fronte agli sconvolgimenti del suo quotidiano e alle reazioni dei suoi familiari, per lei incomprensibili”.

L’editore, la psicopedagogista Maria Cristina Zannoner, spiega: “L’ambizione di questa collana – è dare risposte comprensibili alle domande complesse che pongono i bambini, e che spesso mettono in difficoltà gli adulti, sia i genitori che le maestre. Noi li chiamiamo ‘libri amici’, oggetti che diventano compagni di viaggio dei bambini verso la conoscenza di sé e del mondo in cui si vive, senza paura ma con consapevolezza”. Come più volte ha ripetuto anche la psicoanalista Silvia Veggetti Finzi, scampata lei stessa da bambina al nazismo, guidare i bambini ad attraversare la loro angoscia significa insegnare loro a superare le emozioni negative che necessariamente si troveranno a vivere durante le loro vite. “Fondamentale, naturalmente – aggiunge Francesco Fagnani, curatore del libro e dell’intera collana dedicata ai bambini e alle loro paure, Collilunghi –, che il racconto sia costruito da un team di “professionisti dell’infanzia”, che cioè abbia le competenze e le abilità per aiutare i bambini a trasformare le loro paure in coraggio e speranza, e non, al contrario, che crei in loro una fissazione statica dell’evento traumatico”.

 

Crediti immagine: Bogdan Sonjachnyj / Shutterstock.com


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata