27 maggio 2020

Contagio

 

Contagio, dal lat. contagium, der. di contingĕre «essere a contatto, contaminare», comp. di con- e tangĕre «toccare».

In medicina, si intende per contagio la trasmissione di un’infezione tra organismi ad essa suscettibili. Il termine “malattie infettive” non è di per sé sinonimo di “malattie contagiose”. Inoltre, la contagiosità di una malattia, stimata dal tasso di attacco secondario o dal numero riproduttivo di base R0 in caso di epidemie, non è in rapporto in alcun modo con la sua pericolosità.

Ospite suscettibile di contagio è un soggetto che, posto a contatto con il microbo, può ammalarsi. La suscettibilità è mediata da fattori costituzionali (come l’immunodepressione), da fattori genetici e dalla presenza di immunità specifica.

Gli agenti patogeni (batteri, miceti (funghi), parassiti, virus e prioni) possiedono parametri biologici intrinseci che ne determinano l’infettività, cioè la capacità di moltiplicarsi ed indurre infezione negli ospiti, e la patogenicità, cioè la capacità di causare malattia, misurata dalla proporzione degli ammalati sugli infetti.

Per serbatoio di infezione si intende l’ambiente preferenziale o esclusivo dove il patogeno risiede e si moltiplica. Per alcune malattie l’unico serbatoio è l’essere umano, mentre altre hanno un serbatoio animale, e possono essere trasmesse all’uomo direttamente (zoonosi).

La porta di uscita, e specularmente la porta d’entrata, rappresentano il percorso con cui il patogeno esce dal serbatoio di infezione e quello con cui entra nell’ospite umano: l’albero respiratorio, il tratto gastrointestinale, la cute e le membrane mucose, il sangue e i suoi derivati, il passaggio transplacentare.

A trasmettere una malattia infettiva sono i soggetti malati e i “portatori”: si parla di “portatori sani”, che non presentano alcun sintomo, di “portatori cronici”, che eliminano l’agente infettivo per periodi molto lunghi dopo la scomparsa dei sintomi clinici che a volte non vengono neanche rilevati; di “portatori in incubazione”, nel caso di individui contagiosi prima dell’evidenza di malattia clinica, di “portatori convalescenti”, che rimangono in grado di contagiare durante la fase di convalescenza da una malattia.

Le modalità di contagio sono variabili: si descrivono una trasmissione diretta e una indiretta.

All’interno della trasmissione diretta si comprendono tutte le vie che implicano contatti interpersonali: per esempio, tra cute o mucose (come nel caso dei rapporti sessuali), da mamma a feto tramite placenta (“trasmissione verticale”), attraverso l’allattamento, per via ematica (tramite siringhe infette). Anche la modalità per goccioline aerodiffuse (o droplet), prodotte con tosse, starnuti o parlando, è annoverata tra le vie di trasmissione diretta: in questo caso, piccole particelle di dimensione superiore ai 5 micrometri trasmettono l’infezione, ma ciò richiede un contatto stretto tra individui, nel raggio di circa 2 metri, perché le goccioline, essendo relativamente “pesanti”, si depositano per terra e non restano sospese in aria.

La trasmissione indiretta si verifica invece tramite veicoli e vettori, o per via aerea “classica”. Le prime due sono le tipiche modalità delle malattie infettive non contagiose. Per “veicoli”, intendiamo quegli oggetti inanimati che costituiscono un mezzo da cui l’agente patogeno viene trasmesso: ad esempio alimenti, acqua, aria, terra, o anche oggetti contaminati (fomiti). I vettori sono invece animali, spesso Artropodi, che possono veicolare il patogeno trasportandolo meccanicamente (la mosca), o essendo a loro volta gli ospiti in cui l’agente si moltiplica (la zanzara Anopheles che trasmette la malaria). Il terzo tipo di trasmissione è quello per via aerea classica, che si verifica negli ambienti chiusi e senza ricambio d’aria tramite gli aerosol contenenti nuclei evaporati di goccioline aerodisperse essiccate (droplet nuclei) di dimensioni inferiori alle goccioline aerodiffuse (droplet), che possono essere disseminati in aria, trasportati ed inalati.

I cicli di contagio delle infezioni sono denominati “catene di trasmissione”. Ogni catena si compone di più “anelli”: l’agente infettivo specifico, il serbatoio di infezione, la porta di uscita, la modalità di trasmissione, la porta di entrata e gli ospiti suscettibili. “Spezzare la catena” e giungere al controllo di una malattia infettiva implica studiare con attenzione ognuno di questi fattori.

Il mondo moderno ha aiutato l’insorgenza di fattori che favoriscono le possibilità di contagio: la globalizzazione, che ha incrementato gli spostamenti di persone e merci; l’impiego massiccio di antibiotici, che ha selezionato germi resistenti; le disuguaglianze socioeconomiche, che fanno sì che larghe fasce di popolazione nei Paesi a basso reddito e cospicue minoranze nelle nazioni più sviluppate vivano tuttora in condizioni igienico-sanitarie precarie; il prolungamento dell’attesa di vita in Occidente, che ha ampliato la platea di malati cronici, più soggetti alle infezioni.

L’immunità specifica nei confronti di un patogeno è ottenuta o per precedente malattia, o tramite prevenzione vaccinale. Bisogna però considerare che non tutti i microrganismi determinano una immunogenicità tale da conferire immunità permanente. Ne risulta che il modo migliore e più sicuro per azzerare la platea di suscettibili in una popolazione sia la prevenzione tramite i vaccini, che continuano a salvare milioni di vite ogni anno, e rappresentano l’unica strategia che abbia mai eradicato una malattia infettiva umana (il vaiolo). La scoperta di nuovi vaccini è quindi un passo fondamentale nella lotta alle malattie infettive.

 

Bibliografia

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