26 ottobre 2017

Criptomnesia: quando copiare è patologico

Il plagio nelle arti è sempre esistito. Walter Scott e Alessandro Manzoni, ad esempio, presero confidenza rivelandosi i patemi legati ai loro impuniti scopiazzatori; l’argomento è quanto mai d’attualità, certo a causa dell’estrema semplicità del copy&paste. Fabio Filipuzzi ne è interprete emblematico: ingegnere rampollo di una famiglia di intellettuali, firma due romanzi per la casa editrice Mimesis: nel 2010 il giornalista Pietro Spirito scoprirà che sono copie con minime variazioni di due libri degli scrittori Peter Handke e Jean-Paul Enthoven, peraltro tradotti in italiano.

Si tratta un caso estremo. Il più delle volte a essere incriminata è solo parte di un’opera, e il riprendere passi altrui assolve a diverse possibili funzioni. Michel Houellebecq è stato rimproverato per aver riportato delle frasi da Wikipedia; ma in quel caso l’autore aveva necessità di rendere le descrizioni di alcune località francesi pedanti come solo la libera enciclopedia può. Lo scrittore Antonio Scurati si è rivelato più retto, facendo outing di tutti i suoi riferimenti wikiani in appendice al suo romanzo Una storia romantica.

Il talentuoso comico Daniele Luttazzi si è difeso dall’evidenza di aver infarcito i suoi monologhi di citazioni d’autore, assicurando che si trattava di una mossa per gabbare i suoi detrattori. Commentando il caso sul Corriere della Sera, il giornalista Aldo Grasso ha affermato che  «la citazione è insieme lo strumento e la nota dominante della società della sostituzione: in un’epoca dove tutto è già stato detto e visto non ci resta che procedere nella combinazione di nuove figure, assemblando spezzoni di frasi e sequenze». Con gusto del paradosso Aldo Grasso ha riportato le stesse identiche parole nella prefazione al volume Vizi e virtù del copyright di Fabio Macaluso, circostanza che gli è valsa in egual misura critiche e apprezzamenti.

Di interesse psicologico è invece il fenomeno del plagio inconsapevole o criptomnesia. Ci si riferisce all’eventualità di generare una parola, un’idea, una canzone o una soluzione a un problema credendo erroneamente che siano originali. Il fenomeno è connesso al monitoraggio mentale delle fonti: l’informazione viene immagazzinata in memoria, ma viene perduto il ricordo di dove e come l’informazione sia stata acquisita. A volte processiamo un’informazione in modo superficiale e non ne archiviamo gli elementi accessori: ad esempio, riteniamo la memoria visiva di un volto senza le informazioni contestuali di quando l’abbiamo incontrato.

Caso celebre fu quello di Friedrich Nietzsche che, in Così parlò Zarathustra, riprese un passaggio dell’opera La veggente di Prevorst, composta dallo scrittore Justinus Kerner cinquant’anni prima. Se ne accorse Carl Gustav Jung, che nella sua opera giovanile Cryptomnesia spiegò anche di aver contattato la sorella del celebre filosofo per chiedere spiegazioni, venendo a sapere che in effetti i due avevano letto insieme l’opera di Kerner quando Friedrich aveva 11 anni. Jung attribuì la causa di queste antiche reminiscenze allo stato di coscienza alterato ed estatico di Nietzsche durante la scrittura del suo capolavoro; le tendenze criptomnesiche di Nietzsche possono essere state alla base, per un’infausta coincidenza, della sua prima crisi esistenziale del 1865. Secondo la ricostruzione del filosofo Bernd Laska, Nietzsche fu affrontato a muso duro da un uomo, Mushacke, il quale rimproverò all’allora giovane pensatore le sospette somiglianze di un suo saggio con la sconosciuta opera L’Unico, dell’amico Stirner: l’episodio avrebbe enormemente turbato l’instabile emotività del gigante del pensiero occidentale e forse cambiato il suo percorso intellettuale. Ma la criptomnesia può anche mutarsi in espediente comico: è il caso del personaggio del commissario Auricchio, interpretato da Lino Banfi, che in Fracchia e la belva umana riprende un timido suggerimento del suo assistente De Simone spacciandolo per proprio, tra energiche pacche sulla testa dal suono metallico e l’entusiasmo dei suoi commilitoni.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0