18 settembre 2012

Diventare insegnanti è sempre più complicato

Tra le doti indispensabili per riuscire a diventare insegnanti, al primo posto va forse messa la pazienza. Necessaria non tanto per fronteggiare le intemperanze o gli strafalcioni degli alunni, quanto per completare l’iter previsto dal sistema del TFA (Tirocinio Formativo Attivo), il corso per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Introdotto dalla normativa elaborata alla fine del 2010 il TFA, che sostituisce le Ssis, prevede il superamento di tre prove di ammissione. La prima consiste in un test con domande di carattere generale a risposta multipla e sono ancora vive le polemiche relative al suo recente svolgimento: diversi quesiti contenevano  imprecisioni e in qualche caso veri e propri errori, alcune domande erano ambigue o consentivano più di una risposta, riaccendendo così il dibattito sull’opportunità stessa di questo tipo di prove. Spesso sfugge infatti la relazione tra gli argomenti sottoposti ai candidati e l’eventuale predisposizione all’insegnamento, cosicché la selezione operata con questo metodo appare più che altro casuale. La seconda è una prova scritta di carattere più strettamente disciplinare e infine c’è un esame orale. Tutte e tre sono a pagamento, così come lo è il corso (tra i 2500 e i 3000 euro), che dura un anno e prevede un ulteriore esame finale, dopo il quale iniziano i veri problemi ovvero la ricerca, che può durare anni, di una cattedra. Sarebbe forse più opportuno e più proficuo snellire questa procedura dalle molte tappe, introducendo invece più rigorosi metodi di accertamento delle conoscenze della propria materia e pretendendo una preparazione pratica reale e non solo nominale, sancita da una consistente e prolungata frequentazione delle aule, con un adeguato tutoraggio. Non basta infatti conoscere approfonditamente una disciplina per essere in grado di trasmetterla e le dinamiche tra studenti e professori, quel complesso rapporto di dare-avere reciproco, si impara solo vivendolo.


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