08 maggio 2015

Dizionario della psiche: si fa presto a dire "schizofrenico"

di Nicola Boccola

Giovanni Jervis è stato uno psichiatra autorevole e rigoroso, noto per le sue storiche collaborazioni con De Martino sul tarantismo e con Basaglia per la trasformazione degli ospedali psichiatrici. Non tutti invece ricordano il suo lato beffardo: amava parodiare i colleghi che utilizzavano acriticamente termini pseudoscientifici, inadeguati - “elicitare”, orrenda trasposizione italiana di elicitation, suscitare reazioni; o “disordine” in luogo di disturbo, traslato dall’inglese disorder. Precisione nel linguaggio come chiarezza del pensiero, questo il messaggio. Che succede invece al lessico scientifico psicologico?

Nel linguaggio comune alcuni termini tecnici sono utilizzati in modo improprio, tanto da render vaga o addirittura mutarne la semantica.

La definizione dei ruoli professionali di psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista e psichiatra ne è un caso lampante: in troppi utilizzano indifferentemente le quattro locuzioni come sinonimo di “strizzacervelli”, quando invece raccontano di attività diverse e specifiche. Lo psicologo è un esperto del comportamento che opera in diversi ambiti, spesso non clinici: lo psicologo del lavoro opera nella gestione e selezione del personale e nella formazione, psicologi sociali sono facilitatori delle relazioni in comunità, carceri o scuole, psicologi giuridici lavorano a perizie e consulenze nell’ambito del tribunale. Gli psicoterapeuti sono psicologi specializzati nella clinica dei disturbi di personalità e nella salute mentale, applicando specifiche tecniche a seconda della teoria sottesa (ad esempio prescrizioni terapeutiche, l’esposizione graduale agli stimoli); gli psicoanalisti sono psicoterapeuti specializzati nella teoria psicoanalitica introdotta da Sigmund Freud e ne utilizzano le tecniche proprie (ad esempio, analisi del transfert); gli psichiatri sono medici specializzati nella cura dei disturbi mentali più gravi con un approccio biologico, gli unici a poter somministrare farmaci.

Proprio in ambito clinico un termine chiave è psicosi, termine che designa la malattia mentale propriamente detta ma viene spesso intesa come ossessione per qualcosa (es. da Repubblica: Psicosi dopo la sparatoria, scattano controllo serrati lunghe code in tribunale); mentre la psicosi più insidiosa, la schizofrenia, a partire dal suo etimo (in greco antico cervello o mente divisa) spesso indica una divisione nelle opinioni di un gruppo (es. dal Corriere della Sera: Rodotà si dice preoccupato per l'atteggiamento schizofrenico del nostro governo circa i diritti su Internet).

Meno usato è oggetto transizionale: comunemente è un giocattolo o un oggetto al quale si è particolarmente affezionati, l’esempio della coperta di Linus ne è topos ricorrente; in realtà designa fedelmente un concetto innovativo introdotto dall’esimio psicoanalista Winnicott: si tratta un oggetto che nel lattante tra i 3 e i 12 mesi realizzi una rappresentazione del legame con la madre, configurandosi al tempo stesso come spazio interno ed esterno. Anche training autogeno si presta ad equivoci e incertezza: è inteso talvolta come coadiuvante di gruppo e tecnica di team building (es. da Repubblica: L'entusiasmo del Milan è stato sostituito da una sorta di training autogeno collettivo per non abbattersi troppo dopo i tonfi con Sassuolo e Atalanta), quando si tratta di una efficace tecnica di rilassamento individuale.

Altri esempi sono offerti dal pregevole blog Psico False Friends: lo psicodramma è una precisa e potente tecnica terapeutica introdotta da Moreno nel 1928 (nelle sue diverse varianti consiste in una riattualizzazione catartica di un trauma o fantasia conflittuale, attraverso la recitazione), mentre nel linguaggio comune lo si usa per riferirsi anche con ironia a litigi particolarmente intensi, le cui ragioni forse non meriterebbero tanta energia. Allucinante nell’uso comune indica qualcosa di incredibile, surreale, inquietante, mentre nel lessico clinico le allucinazioni sono fenomeni in cui si percepisce qualcosa (voci, immagini, o anche odori, sapori) che in realtà non esiste; in modo simile demenziale è qualcosa di assurdo, comico e grottesco, tanto da designare un genere cinematografico i cui film hanno queste caratteristiche, mentre in clinica la demenza designa uno decadimento delle capacità cognitive causato da patologia neurologica (es. la demenza di Alzheimer).

 

Insomma, l’uso colloquiale non è necessariamente sbagliato e può arricchire di significati un freddo termine tecnico. Segno di vitalità di una scienza che ci tocca tutti da vicino: ogni umano interpreta pensieri, emozioni, linguaggio e comportamento altrui. Ma come in ogni campo per stravolgere le regole bisogna prima conoscerle a fondo, e su questo persino alcuni specialisti si rivelano carenti.


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