8 marzo 2020

Donne e Olimpiadi, la lunga marcia

Una non compare nella storia ufficiale, le altre tre invece sono state le prime a conquistare una medaglia. La distanza tra la storia di Stamáta Revíthi e quella di Charlotte Cooper, Hélène de Pourtalès e Margaret Abbott misura quattro anni, quelli che intercorrono tra i Giochi Olimpici del 1896, i primi dell’era moderna, e quelli di Parigi nel 1900. La storia delle donne alle Olimpiadi comincia con un rifiuto. Pierre de Coubertin, il padre delle Olimpiadi moderne, giudicava lo sport femminile «la cosa più antiestetica che gli occhi umani potessero contemplare» e di conseguenza impedì che le donne prendessero parte ai Giochi. Ad Atene 1896, però, c’è una donna che sfida il divieto. Si chiama Stamáta Revíthi, è una maratoneta e la sua storia è stata scoperta dal giornalista Vladis Gavrilidis. Sulla sua vicenda esistono diverse versioni. Resta il fatto, però, che Stamáta, una giovane donna di umili origini, sfidò il divieto del Comitato olimpico e corse i 40 km della maratona, quale era allora la distanza della gara. Secondo lo storico Athanasios Tarasouleas, componente dell’International Society of Olympic Historians (ISOH), la donna raggiunse a piedi Atene dal Pireo con suo figlio in braccio. Nella capitale greca incontrò un giovane maratoneta che le avrebbe suggerito di correre la maratona olimpica per guadagnare denaro. Da quel momento avrebbe provato in tutti i modi a far valere le sue ragioni, fino a quando il Comitato olimpico, scaduto il termine per l’iscrizione, le propose di partecipare alla gara prevista per il giorno successivo, ma che non si tenne mai. Stamáta Revíthi, invece, partecipò ugualmente alla gara maschile anche se all’ingresso dello stadio Panathinaiko fu fermata dalla polizia greca non riuscendo a concludere la gara.

Quattro anni più tardi i Giochi aprono le porte alle atlete. Così nel 1900 a Parigi sono soltanto 22 le donne che partecipano su un totale di 997 atleti. Quel 2,2% gareggia in cinque discipline: tennis, vela, croquet, equitazione e golf. Tennis e golf furono le uniche discipline ad avere gare esclusivamente femminili. Le prime a scendere in gara sono le francesi, Madame Brohy e Mademoiselle Ohnier, che hanno gareggiato nel croquet.

Da quelle Olimpiadi ad oggi la presenza delle donne ai Giochi è cresciuta: le atlete erano poco più del 13% a Tokyo nel 1964, il 23% ai Giochi di Los Angeles nel 1984, il 45% a Rio 2016. I Giochi di Londra 2012, poi, sono stati i primi in cui le donne hanno gareggiato in tutti gli sport grazie all’introduzione della boxe femminile e per la prima volta il Brunei, l’Arabia Saudita e il Qatar hanno avuto atlete nelle loro delegazioni. Nel 2018 i Giochi della Gioventù a Buenos Aires sono stati il ​​primo evento olimpico completamente equilibrato per genere.  La svolta potrebbe arrivare con i Giochi di Tokyo, in programma dal 24 luglio al 9 agosto 2020.

«I Giochi olimpici di Tokyo 2020 saranno i primi giochi olimpici gender-balanced nella storia con il 48,8 per cento delle donne», ha dichiarato il presidente del CIO Thomas Bach. Inoltre, pochi giorni fa il Comitato esecutivo del CIO ha deciso che «ci dovrebbe essere ‒ per la prima volta in assoluto ‒ almeno una atleta e un maschio in ciascuna delle 206 squadre e nel Refugee Olympic Team». Inoltre, sono state modificate le regole «per consentire ai comitati olimpici nazionali di nominare una atleta e un atleta per portare insieme la bandiera del proprio Paese durante la cerimonia di apertura».

Facciamo un passo indietro e torniamo nella Parigi di inizio secolo, nei giorni delle Olimpiadi. Più che giorni per Parigi 1900 si parla di mesi, visto che quell’edizione si è svolta per più di cinque mesi, durante l’Esposizione Universale. Nella capitale francese, però, si incrociano le vite di atlete le cui storie, spesso nell’ombra, scrivono una pagina importante dello sport. Due di loro tornano a casa addirittura con delle medaglie. Una è la velista Hélène de Pourtalès, l’altra è la tennista ‒ già famosa all’epoca ‒ Charlotte Cooper.

Hélène, nata Barbey, a New York, gareggia a bordo del Lérina insieme al marito, il conte svizzero Hermann Alexandre de Pourtalès, vincendo l’oro e l’argento nella classe 1-2 tonnellate contro equipaggi maschili.

Charlotte Cooper, invece, arriva a Parigi avendo già conquistato il titolo singolo nel celebre torneo di Wimbledon nel 1895, a 25 anni. Alle Olimpiadi vince il primo oro nel doppio misto con il suo connazionale Reginald Doherty, battendo la coppia formata dalla francese Hélène Prévost e dall’inglese Harold Mahony per 6-2, 6-4 nella finale. Nel singolo, invece, vince tutte le gare e in finale ritrova Prévost imponendosi con 6-1, 6-4. Cooper è la prima donna a vincere l’oro olimpico in una gara individuale.

A Parigi arriva anche Margaret Abbott, una studentessa d’arte di Chicago nella capitale francese con sua madre Mary per visitare l’Esposizione Universale. Con lei si iscrive al torneo internazionale di golf che si svolge sul campo di Compiègne. Il 4 ottobre, Margaret registra il miglior round (47) sul percorso a nove buche vincendo la medaglia d’oro. Abbott è la prima americana a vincere un oro olimpico.

Con Parigi 1900 si apre una nuova era per le atlete che da quel momento in poi parteciperanno ai Giochi.

 

Immagine: Charlotte Cooper (ante 1910). Crediti: Fonte, Dorothea Chambers: Lawn Tennis for Ladies. Methuen & Co. Ltd., London 1910 [pubblico dominio], attraverso it.wikipedia.org

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