Questo sito contribuisce all'audience di
12 luglio 2018

Dove nel mondo è più pericoloso essere donna

Nascere donna non significa la stessa cosa in ogni luogo del mondo e, sebbene anche in Occidente le donne siano frequentemente discriminate, specie da un punto di vista economico e lavorativo, raggiungendo meno spesso i vertici del potere e guadagnando mediamente di meno, ci sono alcuni Paesi del mondo in cui il solo fatto di essere donna rappresenta un pericolo, che costringe a lottare sin dalla nascita per sopravvivere.

Quali sono questi Paesi? Molti sondaggi e ricerche hanno nel tempo fornito delle risposte, delineando una scia di violenza che s’inserisce all’interno di crisi decisamente più ampie. L’ultimo in ordine di tempo è lo studio della Thomson Reuters Foundation, che ha stilato una classifica dei dieci Paesi in tutto il mondo più pericolosi; e benché solo tre anni fa i principali leader mondiali si fossero impegnati a eliminare entro il 2030 ogni forma di violenza e discriminazione di genere, è evidente che c’è ancora molta strada da compiere se, nel 2018, ben una donna su tre è stata vittima di violenze fisiche o sessuali durante la sua vita.

La violenza sessuale è uno dei sei criteri con cui la Thomson Reuters Foundation ha stilato il suo sondaggio; gli altri sono: assistenza sanitaria, discriminazione, tradizioni culturali, traffico di esseri umani (servitù domestica, lavoro forzato, matrimonio forzato e schiavitù sessuale) e, infine, violenza non sessuale (connessa cioè a conflitti, abusi domestici, fisici e mentali). Al primo posto di questa per nulla lusinghiera classifica troviamo l’India, soprattutto per l’altissimo rischio di stupri e molestie, ma anche per le pratiche tradizionali di tipo tribale di cui le donne si trovano ad essere vittime, nonché per il problema del lavoro forzato e della schiavitù sia domestica sia sessuale. Subito dopo troviamo l’Afghanistan in cui, anche a distanza di 17 anni dalla fine del regime talebano, le donne continuano a essere discriminate nella società e nel lavoro, non avendo accesso né a risorse economiche né all’assistenza sanitaria.

La guerra civile che la sta dilaniando da sette anni colloca al terzo posto la Siria, dove il dramma della mancanza di assistenza sanitaria che coinvolge tutta la popolazione colpisce più duramente le donne, che sono vittime anche di abusi sessuali, legati in parte al conflitto. Quarta la Somalia per l’endemica situazione di guerra e povertà, che si somma a pratiche culturali, tribali e religiose come, ad esempio, quella delle mutilazioni genitali femminili.

Benché proprio quest’anno ci sia stato un plauso generale per l’accesso alla guida alle donne, la ricca e conservatrice Arabia Saudita ‘guadagna’ il quinto posto, soprattutto perché nel Paese le donne sono ancora profondamente discriminate sul lavoro e sulla conseguente possibilità di accedere alle risorse economiche, vivendo autonomamente. I delitti d’onore di cui, secondo la commissione dei diritti umani, sono vittime oltre mille donne pakistane, collocano il Paese al sesto posto.

La Repubblica democratica del Congo viene subito dopo, al settimo posto; ottavo lo Yemen in cui le donne sono, sotto molteplici aspetti, le prime vittime del conflitto tra Iran e Arabia Saudita. Al nono posto la Nigeria: qui la guerra e il successivo avvento del gruppo islamista Boko Haram ha reso il Paese tristemente protagonista a livello internazionale.

Ma quello che più sorprende e magari lascia interdetti è trovare al decimo posto nella classifica dei Paesi che odiano le donne gli Stati Uniti, unica nazione occidentale a farne parte. La risposta è semplice se si data il sondaggio.

Il sondaggio è, infatti, successivo allo scandalo delle molestie sessuali che, dopo aver travolto Hollywood, si è allargato a macchia d’olio mostrando, attraverso la campagna #MeToo, ormai virale anche in Europa, una storia di donne molto lontane da libertà, giustizia e uguaglianza. Segno evidente che, una volta di più, la violenza e la sopraffazione possono assumere facce diverse e irrompere anche dove non ce lo si aspetta, anche tra le vite più patinate.